Sabato, 05 Aprile 2025

Editoriale: Alida Ferrarini ci ha lasciati

Aggiunto il 27 Giugno, 2013

E' mancata Alida Ferrarini, soprano.
Fu molto attiva soprattutto fra gli Anni Ottanta e i Novanta, periodo in cui impose le ragioni del proprio canto terso e svettante nei ruoli sopranili brillanti (Norina) o lirici (Gilda, Micaela e Liù, soprattutto).
Io la ascoltai diverse volte in quegli anni alla Scala proprio in queste parti, e ne ho un gran bel ricordo: musicista seria e preparata, professionista affabile, una di quelle che "non se la tirano" mai in nessuna occasione.
La sua morte, giunta improvvisamente per uno dei soliti mali bastardi, mi ha colpito.
E' come se fosse finito, con lei, un modo famigliare di intendere l'arte che tanto amiamo.
Ho chiesto quindi all'amico Giuuseppe Riva di ricordarla.
Giuseppe è stato un grandissimo baritono comprimario: li ha conosciuti tutti, "quelli là", quelli di "quegli anni". Ci ha lavorato insieme. E' stato amico di tutti, grazie anche allo splendido carattere e alla generosità che - per chi lo conosce - è il suo tratto più caratteristico.
Gli lascio quindi la parola, e spero che sia un'occasione per rompere il ghiaccio, perché possa raccontarci quello che è stato il suo mondo per tanti, formidabili anni.
Pietro Bagnoli

PS Fiore, di cui parla nel suo ricordo, è la cagnolina che l'ha accompagnato per circa vent'anni

Ascoltai Alida per la prima volta, all'Arena di Verona, quale Gilda nel Rigoletto dato nel 1981.
Non ero ancora entrato nel mondo del melodramma e, sinceramente, non conoscevo, nemmeno di nome, Alida. Ascoltandola e sentendo il pubblico che, dopo il bis di Caro Nome, chiedeva addirittura il "TRIS", ho pensato alla inavvicinabilità di "certi" extraterrestri.
Non ebbi modo di poterla conoscere di persona in quella occasione. Dopo qualche anno, reralizzato il sogno di poter essere cantante professionista ed entrato nel mondo del melodramma, prima di lei, ebbi modo di conoscere Franco, suo marito. Fu in aereo doveeravamo seduti: Leo Nucci, Lorenzo Arruga, Franco appunto ed io. Fu Leo a presentarci. Andavano, lui e Leo, al San Carlo per il Falstaff dove Alida era nel cast; io mi recavo allo stesso Teatro perché iniziavo le prove di Boheme, programmata dopo Falstaff. Ebbi modo di poter assistere alla generale e alle recite e il trovarmi con Kabaiwanska, Oren, Bruscantini, Tajo (per Boheme), De Palma, Nucci e altri, non faceva altro che rafforzare il mio pensiero sulla "inarrivabilità degli extraterrestri". Invece ebbi modo di scoprire che, dietro il canto paradisiaco di Alida, c'era una umanità, una semplicità, una umiltà, disarmanti. Nacque subito una bella amicizia.
Nella stagione successiva, sempre al San Carlo, eravamo nello stesso cast di Carmen e ci siamo frequentati tantissimo. Ricordo che voleva che l'accompagnassi dal parrucchiere perché, a causa dei continui cambi di colore dei capelli, voluto dalla regista Lina Werthmuller, aveva dei forti capogiri e problemi di respirazione e non si fidava adf essere sola per strada. Fu anche, in un certo senso, il mio portafortuna. Nel "91/92 andai appositamente a sentirla in Carmen al Carlo felice di Genova. Nell'intervallo mi recai nei camerini per salutarla e lì incontrai Giorgio Zancanaro, Escamillo, che sonoramente pronunciò il mio nome per salutarmi. In fondo al corridorio si sentì la voce del segretario artistico di allora che girandosi di scatto chiese: "Chi è Giuseppe Riva?". Mi presentai e questi: "Sono mesi che la stiamo cercando, ma non riusciamo a contattarla. Il maestro Oren vuole lei per la Vedova Allegra, nel ruolo del Barone Zeta. Non non la conosciamo e non sapevamo più a chi rivolgerci.....". Più "portafortuna" di così...
E quanta compagnia ci siamo fatti nelle diverse stagioni in cui siamo stati impegnati nella stessa opera.
Esempio per tutti, sì, sul palcoscenico, in scena e nelle sale per le prove, ma e soprattutto nella vita.
Lei non era Diva.
Non sempre gli artistionorano l'Arte, poiché antepongono il successo, soprattutto personale, al vero scopo dell'Arte (trasmettere AMORE). Alida del successo se ne faceva e se ne è fatta il classico famoso "baffo", onorando, però, la vera Arte.
Ricordo, poi, quanto amasse la mia adorata Fiore: chiedeva sempre e prima di ogni altra cosa di lei...
Memorabile resta il risotto "italiano" che cucinai a casa sua: BIANCO/ROSSO/VERDE...

Chi ti stava vicino, vedeva in te la "ingenua fanciulla", pur sapendoti donna e la donna saggia e matura, pur sapendoti giovane e "fanciulla".
Sposa e mamma esemplare e tu eri così...
Grazie ALIDA (ma tutto questo NON avrei mai voluto doverlo scrivere...)
Ciao
Giuseppe Riva

Categoria: Editoriale

 

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