Giovedì, 03 Aprile 2025

Rondine

Aggiunto il 17 Settembre, 2007


Giacomo Puccini
LA RONDINE

 Magda ANGELA GHEORGHIU
 Ruggero ROBERTO ALAGNA
 Prunier WILLIAM MATTEUZZI
 Lisette INVA MULA
 Rambaldo ALBERTO RINALDI
 Yvette/Georgette PATRIZIA BICCIRE
 Bianca/Gabriella PATRIZIA CIOFI
 Suzy/Lolette MONICA BACELLI
 Gobin TOBY SPENCE
 Périchaud RICCARDO SIMONETTI
 Crébillon/Rabonier/Maggiordomo ENRICO FISSORE
 Una voce interna PATRIZIA BICCIRE
 Un uomo che fischia WILLIAM MATTEUZZI
 Un giovane GARETH ROBERTS
 Uno studente ANDREW BUSHER


London Voices
Chorus Master: Terry Edwards

London Simphony Orchestra
ANTONIO PAPPANO

Luogo e data di registrazione: Abbey Road, London, Agosto 1996
Ed. discografica: Emi, 2 cd a prezzo pieno

In appendice:
- “Morire?”, per tenore e pianoforte
- “Le Villi”, Atto II, estratti per tenore ed orchestra

Note tecniche: registrazione tecnicamente perfetta
Pro: interessante (ma nulla più) tentativo di dare una veste nobile ad un lavoro minore
Contro: edizione sostanzialmente mancata nello spirito
Valutazione complessiva: images/giudizi/mediocre-sufficiente.png

Ogni tanto c’è l’idea della riproposta: il concetto, cioè, di recuperare partiture perdute oppure lasciate un po’ a margine della tradizione esecutiva. Spesso purtroppo questi tentativi vengono effettuati da cast raccogliticci, nell’ambito di politeama estivi. Talvolta invece, ed è questo il caso, si raccoglie tutto ciò che di meglio c’è sul mercato per tentare di fare la versione “definitiva”, quella cioè da lasciare ai posteri con la serena convinzione che ben difficilmente un teatro spenderà tanti soldi per assemblare un cast di proporzioni come quelle illustrate nella locandina di questa registrazione.
A stare a guardare, qualcosa in questo senso era già stato fatto anni fa dalla RCA che aveva messo in catalogo un’edizione della Rondine che metteva insieme Anna Moffo, Daniele Barioni, Piero De Palma, Graziella Sciutti e Mario Sereni, diretti con notevole buon gusto e senso del teatro (per quello che può valere, in un’opera come questa) da Francesco Molinari-Pradelli; e, ancora oggi, crediamo senza timore di essere smentiti che questa edizione sia ben salda in testa ad una classifica per il vero piuttosto striminzita.
Diciamo così perché l’edizione Emi oggetto della nostra trattazione, pur bella da vedersi e anche ricca di buone intenzioni (e non potrebbe essere altrimenti, viste le risorse messe in campo), alla resa dei conti risulta ben poco interessante se non francamente fallimentare.
Non è facile spiegare per quale motivo la montagna abbia partorito il classico topolino, specie considerando che in cabina di regia ci sta un personaggio come Antonio Pappano, uno dei direttori più sensibili ed intelligenti dell’ultima generazione, autore di alcune prove di notevolissimo spessore. Forse però il problema sta proprio nel voler dare una dignità da “capolavoro misconosciuto” ad un’operina gradevole, ricca di spunti melodici interessanti pur se mai veramente memorabili (con la parziale eccezione del “Sogno di Doretta”, nobilitato da comparsate nelle colonne sonore di film e di pubblicità), ma che alla fine dei conti risulta la trasposizione piccolo-borghese della vicenda di “Traviata” filtrata da un’ottica da cartolina illustrata, in cui la figura di papà Germont viene sostituita da quella di una mamma ignara e benedicente.
Considerato che nella vicenda immaginata da Puccini e da Giuseppe Adami manca anche quella particolare patina di morale tardo-ottocentesca che ben poteva giustificare le scelte dei protagonisti del capolavoro verdiano, ecco che ci troviamo di fronte ad un mèlo che sta a metà strada fra “Cuore” di De Amicis e i romanzi di Louise May Alcott, che non riesce ad essere riscattato dalla musica di un Puccini evidentemente a corto di ispirazione e che si trincera dietro a volute armoniche che nascondono molto male il suo imbarazzo: era partito con l’idea di fare un’operetta, si è ritrovato fra le mani una delle sue tante eroine malate d’amore e non è riuscito nemmeno a dare quell’abbozzo di lieto fine che aveva caratterizzato “Fanciulla”.
La risposta di Pappano a questo tremendo pasticcio è il caricamento dei colori, delle dinamiche e dei volumi orchestrali, in un modo che suonerebbe esagerato persino per il “Tannhauser”, tanto che l’ascoltatore si trova disorientato nell’ascoltare una vicenda che ci si aspetterebbe sfumata come i sentimenti messi in campo, tratteggiata a tinte tenui tipo pastello (tinte che invece erano assai bene evocate nell’edizione RCA di Molinari-Pradelli), ma che appare pesante, greve, a colori violenti, con i cantanti in grossa difficoltà a superare le bordate sonore di Pappano.
Direzione deludente, quindi, e proprio per quella volontà di dire tutto nel modo più definitivo possibile e che invece finisce per risolversi in un chiasso che nulla ha a che fare con quelle atmosfere da café chantant di inizio secolo scorso che dovrebbero essere la chiave per il riconoscimento ambientale di quest’opera.
Ma non è che con i cantanti le cose vadano meglio.
Bene Matteuzzi, alle prese con un ruolo che mette ben poco alla prova quel virtuosismo che lo ha reso famoso, ma in cui ha modo di sciorinare un ventaglio espressivo porto a fior di labbro, con sorridente complicità.
Bene anche la Mula, che dimostra di capire alla perfezione lo spirito della grisette e ad esso si adegua con ottimi colori e con musicalità adamantina.
Male, molto male la Gheorghiu che invece casca a capofitto nello stesso equivoco del direttore e scambia Magda per Violetta, con toni da tragedienne quanto mai impropri in un’opera del genere (anche se adeguati al medium impostato da Pappano, ne conveniamo) e che non dimostra di avere nemmeno un briciolo di quella spontaneità che ci dovrebbe spiegare il comportamento di Magda.
E male, tutto sommato, anche Alagna, decisamente a mal partito con le bordate orchestrali di Pappano: fa la voce grossa senza quasi mai essere convincente, anche se qualche idea di fraseggio ce l’ha, in ciò risultando sensibilmente migliore della consorte.
Complessivamente bene il folto stuolo di comprimari, ma senza che da nessuna delle voci in campo si elevi quella che evochi l’illuminazione, l’idea che qualcuno, insomma, ha capito che questa “Rondine” non dovrebbe essere un drammone a tinte fosche

Categoria: Dischi

 

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