Cantare bene ha scritto:Sarebbe estenuante per me cercare nel forum le discussioni in cui si parla di questi "declamatori", "coloristi", di queste "scuole", pertanto chiederei a chi ne abbia voglia di illustrarmi qui brevemente il significato di tali nozioni, categorie che io non sono mai stato abituato a considerare. Magari con esempi di cantanti (del presente e del passato) che a vostro dire rientrano in queste definizioni. Mi interesserebbe anche avere qualche indicazione bibliografica per potermi documentare direttamente. Grazie.
Caro Cantare Bene,
ti rispondo di corsa perché sto uscendo e non avrò più occasione di ricollegarmi in giornata.
Per quanto riguarda il discorso delle "tecniche" convenzionali ammesse o non ammesse in quello che si definisce il "canto classico", altri nel forum ti hanno già detto l'assunto da cui partiamo.
La storia è regina: è lei, attraverso il pubblico e la creatività degli artisti, a selezionare i suoni, secolo dopo secolo.
E' lei (e non noi, nemmeno Celletti, nemmeno Dio e nemmeno quello che tu chiami "l'oggettivamente corretto) a stabilire quali suoni possono entrare nel vocabolario del canto classico e quali suoni debbano uscirne.
Già, perché affermare che la storia del canto sia un semplice progresso dall'età della pietra a oggi è falso.
Vi sono sonorità che erano "convenzionali" (e quindi lecite) ai primi del '900 e che oggi non lo sono più (le fissità della Destinn, le desonorizzazioni di Plançon); oggi vi sono sonorità (le aperture della Von Otter, i pianissimi falsettanti dei liederisti inglesi) che ai primi del '900 non sarebbero stati "convenzionali" (e quindi leciti) mentre oggi lo sono.
E ti sto parlando solo dei primi del '900, perché, se potessimo ascoltare veramente i cantanti dell'800 e del 700, con ogni probabilità rimarremmo ancora più sconcertati di quanto ci lasciano (oggi) i Maurel e le Melba.
Affermare che qualche suono è "giusto" o "sbagliato" in termini assoluti (cedendo quindi alla tentazione di una sorta di "metafisica" del canto e in pratica scambiando i "nostri" gusti, i "tuoi" gusti, le "tue" e "nostre" abitudini d'ascolto per parametri estetici "assoluti") è per noi una semplificazione in contrasto con la Storia e anche con quel "passato" che altri violentano e fraintendono con la pretesa di tutelarlo.
I suoni non sono "giusti" o "sbagliati"; sono "convenzionalmente" funzionali al loro tempo e alla musica che devono tradurre.
Per questo "cambiano"!
Proprio come (l'abbiamo detto mille volte) cambia la lingua...
I suoni del canto "operistico" sono stati elaborati nel corso dei tempi dai cantanti stessi (e selezionati dai pubblici delle diverse epoche) per valorizzare le musiche che - di epoca in epoca - venivano composte e per assecondare le mutevolissime esigenze dei vari pubblici che si sono avvicendati.
In pratica, cambiando le caratteristiche della musica, cambiando le esigenze del pubblico, cambiando persino l'architettura dei teatri, cambiando la composizione delle orchestre, cambiando le tecnologie di riproduzione sonora... venivano sperimentate dai cantanti nuove soluzioni tecniche, suoni diversi: se piacevano al pubblico (e se si adattavano alle tutte le specificità suddette) entravano nelle "convenzioni".
Altri suoni invece - che magari andavano benissimo vent'anni prima - venivano archiviati, perché avevano esaurito il loro potenziale di significato o non si adattavano più al presente (penso alle note di petto delle cantanti primo-novecentesche o alle fissità di cui andavano così fiere le allieve della Marchesi e che oggi ci fanno arricciare i denti

) o semplicemente perchè non piacevano più.
In sostanza è la Storia, la Civiltà stessa nel suo rigenerarsi continuo che selezionano i suoni del canto "classico", rendendoli leciti e convenzionali o al contrario rinnegandoli ...sottraendoli alle convenzioni.
Il nostro approccio (a differenza di quelli che si professano "passatisti") è proprio fondato sul rispetto nei confronti della Storia del Canto, che passa attraverso la mutevolezza del pubblico, le evoluzioni della Storia e la continua riscrittura delle "regole del gioco".
Se anche tu dovessi accettare questo punto di vista, saresti il primo a gioirne!

Perché NESSUNO ti chiede di rinunciare alle sonorità che ami.
Nessuno pretende che tu affermi che "immascherare" sia sbagliato e "aprire" sia giusto.
Siamo noi i primi ad adorare Caruso e la Sutherland, le mezze voci di De Lucia o i legati della Caballé...
Però, se riesci ad abbandonare la pretesa di distinguere "arbitrariamente" fra suoni giusti e sbagliati, potresti scoprire che (senza nulla togliere alla Sutherland o a Schipa) certe aperture "coloristiche" di Anne Sophie von Otter quando canta Grieg o il Lamento d'Arianna ti possono a loro volta comunicare fortissime emozioni, sconvolgenti; così come certe filature desonorizzate, dolcissime, opalescenti, spettrali di Langridge quando sussurra "The Salley Gardens" possono aprirti panorami vastissimi, sublimi, anche se non rientrano in quello che tu affermi essere il "canto giusto".
Il bello di amare le cose migliori di Martha Moedl o di Ian Bostridge, di Max Lorenz o di Teresa Stratas è proprio quello che non si deve, per loro, rinunciare alla Gencer o a Corelli.
Anzi... si comincerà a capire che le diverse tecniche, le diverse scuole ben lungi dall'essere in contraddizione... si completano!
Tutte insieme rappresentano la ricchezza del canto di oggi...
Ognuna di loro contribuisce all'immenso panorama di suoni (e di emozioni) di cui noi ascoltatori di oggi possiamo nutrirci.
E se nessuna Moedl potrà mai sostituire una Sutherland in Handel, nessuna Sutherland potrà mai esaltare Kurt Weill come la Stratas, e nessuna Stratas potrà mai sublimare Isolde come la Moedl...
Venendo al sodo, ossia alla tripartizione delle principali "scuole" che abbiamo proposto qui su Operadisc (che non sono le uniche, ma secondo noi le principali presenti oggi, almeno in ambito classico) e alle varie contaminazioni fra loro, non possiamo proporti alcuna bibliografia, per la semplice ragione che siamo proprio stati noi a proporla, fondandoci sull'osservazione e sull'ascolto.
Finché non scriveremo noi di Operadisc un bel libro sull'argomento, una bella disamina storica mancherà!

Volendo essere più precisi, esiste una documentazione sconfinata sulla più antica di queste scuole: sul "vocalismo" di matrice belcantistica esistono libri importantissimi, sia antichi (i famosi metodi storici), sia moderni (e in questo senso ogni libro di Celletti è illuminante).
Sulla scuola declamatoria si trova molto meno: giusto alcune riflessioni emerse dai tecnici dell'antica Bayreuth, che però non tengono conto di quanto l'arte declamatoria è evoluta nel corso del '900.
Il "colorismo" poi è fenomeno talmente recente che ancora non esiste (che io sappia) nulla che lo definisca in modo scientifico, anche se - in pratica - condiziona tutti gli ambiti del canto classico attuale.
Tranne la Devia

non c'è cantante attuale (declamatore o vocalista) che non sia più o meno contaminato dalle conquiste del colorismo.
Lo stesso nome (colorismo) siamo noi ad averlo introdotto per definire l'ultima grande rivoluzione del canto classico, dagli anni '50 del secolo scorso.
Oggi non ho tempo di andare a fondo su queste "scuole" e sulle loro definizioni.
Ma, se puoi aspettare, prometto di farlo domani, anche perché sono mesi che diciamo che dovremmo "sistemare" il nostro punto di vista in merito e la tua domanda casca quindi a fagiolo.
Frattanto salutoni,
Mat