Lohengrin (Wagner)

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Re: LOHENGRIN - KAUFMANN - NAGANO - JONES - MONACO 2009

Messaggioda MatMarazzi » gio 13 ago 2009, 15:52

Luca ha scritto:la parte visiva era quanto di più fredda e lontana dal medioevo in cui W. immagina la storia. E questo va rispettato, almeno a mio modo di vedere.


Sono ormai tantissimi anni che, fra le convenzioni del genere "opera", vi è anche la facoltà del regista di alterare il contesto spazio-temporale fissato da un libretto. Poi, resta inteso, possiamo anche opporci individualmente a questa convenzione, ma non cambieremo nulla.
L'arte (come la lingua) procede alle sue regole, non a quelle del singolo fruitore.

Per tornare al nostro caso, non vi è regista oggi che - potendo disporre di quello strumento espressivo formidabile che è la decontestualizzazione - non vi ricorra... visto che le convenzioni attuali glielo consentono. E' davvero uno strumento formidabile: il descrivere un contesto, pur sapendo che il pubblico se ne aspetta un'altro, è un modo per comunicare già un'infinità di concetti.
Visto che sei un espertissimo di Lohengrin, vorrei chiederti quanti ne hai visti (in video o a teatro) ambientati esattamente nel medioevo da favola romantica, con armature luccicanti e tornei, in cui - sia pure frettolosamente - Wagner aveva collocato la sua opera.
Penso nessuno.
Ricontestualizzando la storia, Jones non fa altro che fare ciò che tutti fanno e che ormai indubbiamente rientra fra le sue possibilità di manovra in quanto "regista d'opera".

Posso capire che il contesto originario ci manchi: quel bel medioevo da Ivanhoe, quelle belle ricostruzioni, deliziosamente finte, in stile Carcassonne o Grazzano Visconti, che ci riportano alle storie di maghi, avventure e cavalieri che ci raccontavano quando eravamo piccoli...
E' una cartapesta simpatica, lo so anche io, che ci fa sognare, tornare bambini, ma che in fondo non ci dice nulla del vero problema descritto da Wagner in quest'opera, un problema molto serio, di tutta la civiltà occidentale: fede contro conoscenza.

E' su queste tematiche profondissime che un regista "oggi" è chiamato a dire la sua quando allestisce il Lohengrin; e se per dire la sua ritiene di usare l'arma (ripeto fortissima e autorizzata dalle convenzioni attuali) della decontestualizzazione, fa bene a usarla. Vorrà dire che il medioevo finto e romantico da immaginario ottocentesco ce lo terremo per altre occasioni, ad esempio per titoli il cui plot e le cui dinamiche psicologiche autorizzassero un'ambientazione fittizia e nostalgica, a cui possiamo non credere, ma che ci faccia sognare...

Quanto mi piacerebbe vedere l'Alceste di Gluck (ad esempio) con una simile ambientazione, sradicata dalle ipocrisie classicistiche, tutte colonnine e scalinate, e spostata in un bel medio-evo da film d'avventura anni '40, con Alceste che diventa una Regina Ginevra, Admeto un re Artù, Ercole Lancillotto e l'inferno una rocca cadente abitata da un drago! :)
La "favolosità" irreale del contesto ci aiuterebbe finalmente a liberarci della gravità moralista del testo, trasformandolo in una favola di affetti semplici e profondi.

Oppure l'ambientazione favolistico-mediavale potrebbe aiutarci a digerire storie che ormai consideriamo troppo convenzionali e prevedibili o dalle ambientazioni ridicole: piuttosto che i grotteschi copricapi finto-mesopotamici a cui siamo abituati, pensa che bello se Nabucco e Semiramide venissero ambientate in un medioevo nevoso, nel nord europa, negli antichi regni vichinghi, con guerrieri coperti di pelli, mari plumbei e minacciosi, e i famosi "elmi cornuti" che in Wagner non sopportiamo più. Nabucco come Beowulf... Mi divertirei come un matto, persino io che detesto il Verdi "solerizzato"

Saltuoni,
mat

PS. Quando uscirà il video del Lohengrin di Jones sono sicuro che Jones ti piacerà moltissimo.
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Re: LOHENGRIN - KAUFMANN - NAGANO - JONES - MONACO 2009

Messaggioda MatMarazzi » gio 13 ago 2009, 16:11

pbagnoli ha scritto:E tuttavia leggendo non sono riuscito a farmi un'idea completa di quello che vogliono essere i due amanti diabolici nella concezione di Jones. Come viene risolto il momento del duetto con Elsa? Cosa diventa l'Entwaite Gotter? E com'erano gli interpreti di Ortrud e di Telramund?


Caro Pietro,
hai presente un "buono"?
Ecco, questo era il Telramund di Koch.
E' sempre sincero nell'osteggiare la rivoluzione di Elsa, nel paventarne le conseguenze.
Koch non è un cantante geniale, ma coinvolge moltissimo per la foga con cui si appella al buon senso della gente, con cui si mette in gioco per sventare l'eversione. I suoi modi, certo, non sono dell'eroe.
Diciamo piuttosto dell'uomo medio, che alterna candori a sguardi ironici, disperazioni a buffonate.
Tutto il finale si svolge col suo cadavere in scena, deposto al centro del palco, coperto da un velo, come se si trattasse di un Siegfried, come se il suo sacrificio fosse degno di un martirio.

La Schuster (Orturd) è già più antipatica come personaggio.
e' normale: per combattere Elsa, fallito lo scontro diretto, l'appello alla ragione, di Telramund, Ortrud dovrà mettere in campo l'astuzia, la doppiezza.
Diciamo che è una specie di impiegata di buon livello, annoiata e cinica, consapevole e di buona intelligenza, di quelle che alternano efficienza alla scrivania e pettegolezzi alla toielette.
La Schuster non è però indimenticabile: scenicamente è bravina, vocalmente è invece a disagio con la parte.

Il loro duetto avviene di notte, ai piedi della "casa" in costruzione, quando i lavori ovviamente sono fermi. L'apparizione di Elsa "euch luften" è ovviamente stupenda. appare in cima alla casa, sul tetto appena finito ma ancora pieno di calcinacci e tubi. Elsa infatti non dorme: anche di notte resta sveglia a osservare dall'alto la sua opera che prende forma.

Il fatto che Orturd la convinca a scendere dal suo "Graal" è già una vittoria. Ma non solo: mentre lancia i suoi acuti spaventosi ed evoca le potenze infernali, Ortrud si sporca la faccia e il suo elegante tailleur di calce e polvere di cemento. Elsa dovrà credere che anche lei è passata dalla sua parte.
Durante il corteo successivo (quando sta fingendo di essere "domata"), Ortrud si presenterà con una specie di "grembiule".
Ortrud ha capito benissimo ciò che Elsa vuole: liberare gli uomini? no, farne dei servi per il suo "sogno".

Salutoni,
Mat
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Re: LOHENGRIN - KAUFMANN - NAGANO - JONES - MONACO 2009

Messaggioda Luca » gio 13 ago 2009, 19:51

La Schuster non è però indimenticabile: scenicamente è bravina, vocalmente è invece a disagio con la parte.
=============================================================
Hai ragione Matteo, ho sentito in Youtube la prima parte del duetto tra le due donne ed effettivamente nell'invocazione agli dei pagani la Schuster mostra la corda e non poco !

Saluti, Luca.
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Re: LOHENGRIN - KAUFMANN - NAGANO - JONES - MONACO 2009

Messaggioda Rodrigo » ven 14 ago 2009, 12:40

MatMarazzi ha scritto:
Luca ha scritto:la parte visiva era quanto di più fredda e lontana dal medioevo in cui W. immagina la storia. E questo va rispettato, almeno a mio modo di vedere.


Sono ormai tantissimi anni che, fra le convenzioni del genere "opera", vi è anche la facoltà del regista di alterare il contesto spazio-temporale fissato da un libretto. Poi, resta inteso, possiamo anche opporci individualmente a questa convenzione, ma non cambieremo nulla.
L'arte (come la lingua) procede alle sue regole, non a quelle del singolo fruitore.

Per tornare al nostro caso, non vi è regista oggi che - potendo disporre di quello strumento espressivo formidabile che è la decontestualizzazione - non vi ricorra... visto che le convenzioni attuali glielo consentono. E' davvero uno strumento formidabile: il descrivere un contesto, pur sapendo che il pubblico se ne aspetta un'altro, è un modo per comunicare già un'infinità di concetti.
Visto che sei un espertissimo di Lohengrin, vorrei chiederti quanti ne hai visti (in video o a teatro) ambientati esattamente nel medioevo da favola romantica, con armature luccicanti e tornei, in cui - sia pure frettolosamente - Wagner aveva collocato la sua opera.
Penso nessuno.


Condivisibile e suggestivo quello che scrivi sulla ricontestualizzazione.
Confesso però di non essere così convinto che per Wagner, così come per buona parte del romanticismo tedesco, il recupero (vagheggiato e mitizzato quanto si vuole) del medioevo germanico sia "frettoloso" e in definitiva puramente accessorio. Direi che per certi versi in Wagner (soprattutto prima del Ring) il recupero del medioevo sia più sentito che in Verdi,per fare un esempio.
In Verdi, almeno fino ai Vespri, vedo più il soffermarsi sul meccanismo narrativo che non sulle premesse storico ambientali. Non a caso si devono proprio a lui decontestualizzazioni che definire spericolate è poco (es. Luisa Miller, Rigoletto, Ballo in maschera, Aroldo). L'attenzione convinta ad uno sfondo storico in Verdi mi pare un'acquisizione che arriva in un secondo momento (Don Carlo, Forza del destino, Simone) e che ne contraddistingue la fase matura. Fa eccezione, per certi versi, il Macbeth; ma Otello è già oltre l'affresco storico.

Saluti e grazie per i tuoi post ricchi di spunti.
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Re: LOHENGRIN - KAUFMANN - NAGANO - JONES - MONACO 2009

Messaggioda MatMarazzi » mar 18 ago 2009, 10:49

Rodrigo ha scritto:Confesso però di non essere così convinto che per Wagner, così come per buona parte del romanticismo tedesco, il recupero (vagheggiato e mitizzato quanto si vuole) del medioevo germanico sia "frettoloso" e in definitiva puramente accessorio.


Hai ragione, Rodrigo.
E lo avevo affermato anche io, nel tread "Wotan e la ruota che gira": avevo scritto che il recupero del medioevo era per Wagner una questione importante, in quanto in tale periodo si era realizzata la confluenza della civiltà germanica e della metafisica cristiana.
Il mio qualificativo "frettoloso" si riferiva anzitutto al Lohengrin e nella fattispecie al "modo" con cui Wagner lo realizza.
Non vi sono segnali così espliciti di una contestualizzazione curata, nè a livello musicale, nè a livello letterario. E' una contestualizzazione che qualunque narratore di favole (anche di poco pregio) avrebbe potuto fare.
Schiodare il "Jonny spielt auf" dal suo contesto (tanto per fare un esempio) o Cavalleria Rusticana (tanto per farne un altro) è ben più difficile.
Per inciso, vorrei aggiungere che - se consentiamo a un regista di ricontestualizzare un'opera - glielo si deve lasciar fare in tutti i casi: sia che il contesto originale sia ben delineato da librettista e compositore, sia che non lo sia. L'unica differenza è che nel secondo caso sarà più facile.

Per altro vorrei aggiungere che i registi d'opera attuali non usano questo strumento con la fantasia che meriterebbe.
Per loro la "ricontestualizzazione" è sempre sul futuro (rispetto al testo), quando non semplicemente un'attualizzazione (ai nostri giorni).
Quasi nessuno usa contesti diversi, esotici e lontani del tempo: come ad esempio fece, splendidamente, Kurosawa con il suo Macbeth fra i samurai.
Sull'onda della fantasia, penso a come quel tipo di contesto (il giappone medievale, ad esempio) potrebbe adattarsi a tante splendide opere italiane il cui contesto risulta oggi ridicolo e inamidato.
Alcuni capolavori di Donizetti-Cammarano (Belisario, Pia de' Tolomei, Maria di Rudenz) uscirebbero esaltati da una simile ricontestualizzazione, perché le durezze narrative - tali al pubblico odierno, ovviamente - parrebbero collegate al formalismo di comportamenti e di etica insito nella cultura giapponese - tale al pubblico occidentale, ovviamente.
Una ricontestualizzazione attualizzante di questi titoli ...ambientati al giorno d'oggi (come ha fatto Loy con il Devereux e la Borgia) mette solo in evidenza la vetustà poetica e narrativa (oltre che musicale) di queste opere meravigliose.
Scusa la digressione: era per finire il discorso della ricontestualizzazione registica.



In Verdi, almeno fino ai Vespri, vedo più il soffermarsi sul meccanismo narrativo che non sulle premesse storico ambientali. Non a caso si devono proprio a lui decontestualizzazioni che definire spericolate è poco (es. Luisa Miller, Rigoletto, Ballo in maschera, Aroldo).


Perché, in Rossini? in Gluck? in Handel?
Prima del romanticismo il contesto era una cosa assolutamente irrilevante.
Nel '700 si cantavano le opere di ambientazione classica con vestiti di perfetta foggia settecentesca. E nessuno se ne turbava.
Per questo mi fanno ridere i babbei loggionistici che si scandalizzano se vedono ricontestualizzato un Giulio Cesare o una Alcina, in abiti moderni...
Avrebbe riso di loro lo stesso Handel.

Come hai scirtto anche tu, Verdi era a sua volta il primo a fregarsene del contesto.
"La censura mi impedisce di rappresentare un re che compie nefandezze?
No problem."
Il re diventa un duca, Parigi diventa Mantova, il '500 diventa il '600.
Il tutto senza cambiare una nota.

L'attenzione convinta ad uno sfondo storico in Verdi mi pare un'acquisizione che arriva in un secondo momento (Don Carlo, Forza del destino, Simone) e che ne contraddistingue la fase matura. Fa eccezione, per certi versi, il Macbeth; ma Otello è già oltre l'affresco storico.


Ma Rodgrivo, anche in tutte le opere verdiane che hai citato vorrei che mi specificassi dove sarebbe l'attenzione al contesto.
L'autodafè? Che ha di "contestualizzante" quella bellissima musica? Che ha a che fare con la musica cinquecentesca spagnola?
E' una musica efficacissima a descrivere una festa di Stato, gioiosa e tremenda, che dimostra lo strepitoso senso teatrale di Verdi.
Ma è talmente lontana dal 500 e dalla Spagna che - se tanto mi dà tanto - potremmo applicarla a qualsiasi epoca in cui vi sia uno stato che si autocelebra e che uccide i dissenzienti. E in Aida? Qualche sesta napoletana qua e là, qualche esotismo è sufficiente a definire un contesto preciso come quello dell'antico egitto?
Aida è uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi, lo sappiamo... ma se dovessimo valutarla per il suo contesto non potremmo che considerarla robaccia, tanto è banale, raccogliticcio e di cartapesta.
Evidentemente sono altre le cose che contano...
E Otello? E Macbeth? Dove vedi l'attenzione all'ambiente storico-geografico nella musica di Verdi?

Mi piacerebbe che continuassimo su questo argomento.
Grazie mille a Rodrigo e salutoni.
Mat
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Re: LOHENGRIN - KAUFMANN - NAGANO - JONES - MONACO 2009

Messaggioda Rodrigo » dom 30 ago 2009, 14:53

MatMarazzi ha scritto:Il mio qualificativo "frettoloso" si riferiva anzitutto al Lohengrin e nella fattispecie al "modo" con cui Wagner lo realizza.
Non vi sono segnali così espliciti di una contestualizzazione curata, nè a livello musicale, nè a livello letterario. E' una contestualizzazione che qualunque narratore di favole (anche di poco pregio) avrebbe potuto fare.

Schiodare il "Jonny spielt auf" dal suo contesto (tanto per fare un esempio) o Cavalleria Rusticana (tanto per farne un altro) è ben più difficile.
Per inciso, vorrei aggiungere che - se consentiamo a un regista di ricontestualizzare un'opera - glielo si deve lasciar fare in tutti i casi: sia che il contesto originale sia ben delineato da librettista e compositore, sia che non lo sia. L'unica differenza è che nel secondo caso sarà più facile.

Ma Rodrigo, anche in tutte le opere verdiane che hai citato vorrei che mi specificassi dove sarebbe l'attenzione al contesto.
L'autodafè? Che ha di "contestualizzante" quella bellissima musica? Che ha a che fare con la musica cinquecentesca spagnola?
E' una musica efficacissima a descrivere una festa di Stato, gioiosa e tremenda, che dimostra lo strepitoso senso teatrale di Verdi.
Ma è talmente lontana dal 500 e dalla Spagna che - se tanto mi dà tanto - potremmo applicarla a qualsiasi epoca in cui vi sia uno stato che si autocelebra e che uccide i dissenzienti. E in Aida? Qualche sesta napoletana qua e là, qualche esotismo è sufficiente a definire un contesto preciso come quello dell'antico egitto?
Aida è uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi, lo sappiamo... ma se dovessimo valutarla per il suo contesto non potremmo che considerarla robaccia, tanto è banale, raccogliticcio e di cartapesta.
Evidentemente sono altre le cose che contano...
E Otello? E Macbeth? Dove vedi l'attenzione all'ambiente storico-geografico nella musica di Verdi?

Mi piacerebbe che continuassimo su questo argomento.
Grazie mille a Rodrigo e salutoni.
Mat


Cerco di replicare alle tue osservazioni.
Cominciamo pure da Verdi. Occorre, secondo me, distinguere tra la resa musicale del libretto e la drammaturgia che quest'ultimo sottende. Quanto al primo aspetto sono perfettamente d'accordo che Verdi non attua una contestualizzazione, neppure negli anni tardi. Su questo terreno non si pone nella prospettiva che porta ad es. un Puccini a utilizzare materiale musicale "autentico" per Butterfly o per Turandot. In un certo senso è persino più "indietro" di Meyerbeer che negli Ugonotti aveva dato prova di una sfiziosissima volontà contestualizzante con la citazione di autentici corali.
Al più in Verdi c'è il ricorso a certe soluzioni musicali "tipizzate" usualmente associate a determinati contesti: una per tutte il ricorso a cori "a cappella" o l'uso insistente di ritardi 4-3 per rendere atmosfere chiesastiche o genericamente sacrali (cfr. il Miserere del Trovatore, il preludio organistico e la struttura responsoriale nel finale II della Forza del destino, il coro "Schiusa or sia la porta" nella scena dell'autodafé del Don Carlo). Per un compositore che vantava un più che solido tirocinio contrappuntistico e venerava Palestrina e Benedetto Marcello è oggettivamente un po' poco. Sono né più né meno i "ferri del mestiere" usati anche da Rossini, "disonore" della scuola di padre Mattei e non certo interessato a contestualizzazioni di sorta. Che poi questi "luoghi comuni" diventino in mano a Verdi efficacissimi contenitori di ottima musica ovviamente non è in discussione.

Il discorso cambia se ci poniamo nell'ottica drammaturgica. E' un fatto che qui si assiste ad una evoluzione decisa. Nel primo Verdi, anche nei drammi c.d. "di popolo" (Nabucco, Attila) i personaggi pensano e agiscono secondo leggi del tutto avulse al loro preteso contesto storico e ciò contribuisce a dare a queste opere quel tono un po' "di cartapesta" almeno in certi passaggi. Le cose non mutano neppure nella trilogia romantica: le relazioni tra Manrico, Leonora, De Luna e Azucena sonno totalmente astratte rispetto alla "civil guerra" che occasionalmente fa capolino nel libretto e persino la travolgente e ben più "autentica" parabola (in un certo senso profezia del futuro) di madama Valery può svolgersi senza che ci si preoccupi troppo di indagarne gli addentellati con la buona società parigina. Accade insomma un po' come per i moschettieri di Dumas: per agire come D'Artagnan non è strettamente necessario vivere sotto Luigi XIV :D .
Nella seconda fase della produzione verdiana, invece, uno dei temi dominanti dei drammi musicati è il contesto nei quali i personaggi operano e non a caso tra le pagine più riuscite vi sono quelle in cui Verdi indaga i meccanismi in base ai quali la società (con le sue credenze, le convenzioni, le sue leggi) interagisce e condiziona l'agire dei singoli. In Traviata c'era stata una profezia, ma io trovo istruttivo il ruolo delle streghe in Macbeth che Verdi voleva molto "presenti" (al punto da trasformarle da 3 ad un coro) ricordando che all'epoca di Shakespeare la stregoneria era pacificamente ritenuta una realtà esistente ed operante (altrimenti le profezie come avrebbero potuto condizionare in quel modo i personaggi della tragedia). Altrettanto contestualizzante è la presenza del re Duncano. I rimorsi di Macbeth non avrebbero molto senso, stiamo parlando - ricordo - di un feroce signore della guerra, se avesse semplicemente ucciso un uomo. Figuriamoci se si impressiona per un po' di sangue! Ma Duncano è il re, o meglio ancora il Re-Sacerdote e per di più ospite. Dunque Macbeth, in quel contesto medioevale e celtico, è doppiamente sacrilego. Efficacissimo allora l'uso del consueto quadro di stupore a cappella nel finale primo che, insieme al tono di invettiva profetica del testo, chiariscono la vera entità blasfema e sacrilega del delitto.
Per Verdi ritengo sia stato decisivo il contatto con la librettistica in voga per il grand opéra (quanto deve avere meditato Verdi su Meyerbeer!!!)anche se i Vespri, a mio modo di vedere, falliscono l'indagine sociale perdendosi in feste, marce, marcette e scene caratteristiche. Condivido un po' il parere di Gustavo Marchesi che la reputa un'opera complessivamente non riuscita.
I risultati di questo rinnovamento si colgono molto bene nella revisione del Simone in cui Verdi stesso pretende che venga sceneggiata niente meno che un'autentica lettera del Petrarca o nella rappresentazione icastica del dispotismo spagnolo nel don Carlo, e sono note le profondo impressioni riportate da Verdi dopo la visita all'Escuriale. Un altro frutto di questa temperia è la Forza del Destino che mi pare sia da leggere, almeno in parte, come uno straordinario romanzo picaresco, un viaggio nel mondo dei bassi ceti (osti, frati cercanti, zingari, soldatacci) che sarebbe piaciuto a Murillo o al Pitochetto.
Aida e soprattutto Otello sono diversi, come ho scritto. A Verdi sembra non interessare più l'affresco storico (anch'io sono del parere che l'Egitto di Aida non vada preso troppo sul serio, è semplicemente un altrove!). Direi che Verdi punta ora all'astrazione, all'azzeramento dei contesti: è vero che in un primo tempo pensava ad un attacco dei Turchi per il finale III di Otello ma poi, complice il Boito, si decise a restare ancorato allo svolgimento tracciato da Shakespeare.
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Re: LOHENGRIN - KAUFMANN - NAGANO - JONES - MONACO 2009

Messaggioda MatMarazzi » mer 02 set 2009, 14:15

Rodrigo ha scritto: sono perfettamente d'accordo che Verdi non attua una contestualizzazione, neppure negli anni tardi. Su questo terreno non si pone nella prospettiva che porta ad es. un Puccini a utilizzare materiale musicale "autentico" per Butterfly o per Turandot. In un certo senso è persino più "indietro" di Meyerbeer che negli Ugonotti aveva dato prova di una sfiziosissima volontà contestualizzante con la citazione di autentici corali.


Piccola digressione a "quiz" (molto, molto difficile).
:) Si tratta di uno dei corali luterani più citati nella storia della musica. "Ein feste Burg’.
A parte nella cantata di Bach, viene citato nella "Riforma" di Mendelsshon.

A livello operistico, non solo lo cita Meyerbeer negli Ugonotti (come dice Rodrigo), ma anche un altro compositore in un'altra opera!!!
Chi indovina è un genio! :)

Che poi questi "luoghi comuni" diventino in mano a Verdi efficacissimi contenitori di ottima musica ovviamente non è in discussione.

E soprattutto splendide espressioni teatrali, tanto più efficaci quanto più banalmente comprensibili.
Un po' come le settime diminuite del Macbeth.

Nella seconda fase della produzione verdiana, invece, uno dei temi dominanti dei drammi musicati è il contesto nei quali i personaggi operano e non a caso tra le pagine più riuscite vi sono quelle in cui Verdi indaga i meccanismi in base ai quali la società (con le sue credenze, le convenzioni, le sue leggi) interagisce e condiziona l'agire dei singoli. In Traviata c'era stata una profezia, ma io trovo istruttivo il ruolo delle streghe in Macbeth che Verdi voleva molto "presenti" (al punto da trasformarle da 3 ad un coro) ricordando che all'epoca di Shakespeare la stregoneria era pacificamente ritenuta una realtà esistente ed operante (altrimenti le profezie come avrebbero potuto condizionare in quel modo i personaggi della tragedia).


mmmmm... sono molto perplesso su questo punto.
Che a Verdi interessasse la stregoneria ai tempi dell'antica Scozia (se non come gustosa bizzarria) o che ne avesse una pur vaga idea storica mi sembra un po' difficile da credere.
Anzi, ti dirò di più.
E' vero che Piave (prima ancora di Verdi) "contestualizza" le streghe... le contestualizza "socialmente", ma lo fa nella nostra nebbiosa pianura padana! :)
Le streghe infatti si esprimono con guizzi vernacolari, che - stranamente - pochi critici hanno notato.
"Dite su" "la mogliera d'un nocchier" e soprattutto il pleonasmo di "al dimon la mi cacciò", inconfondibile struttura grammaticale dei nostri dialetti.
E' evidente che la connotazione linguistica data alle streghe dal librettista (che altrove nella stessa opera cita invece le terzine dantesche "il velame del futuro alle streghe squarcerò") riguarda una realtà sociale bassa e ignorante, donne di paese della campagna ottocentesca.
E questo rientrava nel progetto piave-verdiano di allinearsi alla contaminazione di stili e di registri tipica di Shakespeare.
Verdi reagì da par suo con musiche (per le streghe e i sicari) di trivialità popolareggiante.
Quindi ok, alla fine (per via traversa) una contestualizzazione c'è, ma non certo scozzese, direi.
E' anzi la prova ulteriore (secondo me) di come a Verdi non interessasse descrivere musicalmente l'ambientazione genericamente definita dal libretto.

Dunque Macbeth, in quel contesto medioevale e celtico, è doppiamente sacrilego. Efficacissimo allora l'uso del consueto quadro di stupore a cappella nel finale primo che, insieme al tono di invettiva profetica del testo, chiariscono la vera entità blasfema e sacrilega del delitto.


Efficacissimo, ok, ma perchè contestualizzante?
Scusa Rodrigo, ma davvero non riesco a vedere Verdi chino sui libri della cultura celtica, per tentare di comporre una musica ad essa confacente...
Il regista che collocasse un Macbeth verdiano fra le campagne piovigginose della pianura padana, fra polli che razzolano e mucchi di fieno, farebbe per me un'operazione semplicemente filologica! :)

I risultati di questo rinnovamento si colgono molto bene nella revisione del Simone in cui Verdi stesso pretende che venga sceneggiata niente meno che un'autentica lettera del Petrarca o nella rappresentazione icastica del dispotismo spagnolo nel don Carlo, e sono note le profondo impressioni riportate da Verdi dopo la visita all'Escuriale. Un altro frutto di questa temperia è la Forza del Destino che mi pare sia da leggere, almeno in parte, come uno straordinario romanzo picaresco, un viaggio nel mondo dei bassi ceti (osti, frati cercanti, zingari, soldatacci) che sarebbe piaciuto a Murillo o al Pitochetto.


Tu ovviamente dici cose giuste.
Ma, scusa la mia insistenza, il fatto che verdi e piave fossero attenti alle dinamiche sociali, non fa di loro dei contestualizzatori.
Proprio la Forza del Destino, col suo cozzare "picaresco" di classi e mondi contrapposti, il suo vorticare stilistico da "Siglo de Oro", potrebbe essere trapiantata in qualsiasi contesto storico e geografico in cui vi sia una guerra e il sovvertimento di valori che ne deriva.
L'anno scorso vidi una Forza del Destino strepitosa a Vienna, regia di David Pountney.
Preziosilla entrava in una sorta di ospedale di guerra vestita da Caw-girl, con tanto di stivaloni, cappellone da rodeo e frangette sulle spalle. Sulle musiche di Verdi, ballava come una pin-up che riconforti le truppe al fronte, circondata da ballerini (sempre in abito western) che con lei eseguivano passi in puro stile "country". Un capolavoro di regia come ne ho visti pochi nella mia vita.
E la musica di Verdi in queste pagine - musica che avevo sempre trovato alquanto sciocchina - non mi è mai parsa così bella e geniale.
Continuo a pensare che il contesto (inteso non come dialettica di classi contrapposte, ma semplicemente come coordinate spazio-temporali, quello così importante - per intenderci - nei romanzi di Camilleri) non sia così centrale nella drammaturgia verdiana.

Un salutone e grazie.
Mat
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Re: LOHENGRIN - KAUFMANN - NAGANO - JONES - MONACO 2009

Messaggioda Maugham » mer 02 set 2009, 14:34

MatMarazzi ha scritto: Piccola digressione a "quiz" (molto, molto difficile).
:) Si tratta di uno dei corali luterani più citati nella storia della musica. "Ein feste Burg’.
A parte nella cantata di Bach, viene citato nella "Riforma" di Mendelsshon.

A livello operistico, non solo lo cita Meyerbeer negli Ugonotti (come dice Rodrigo), ma anche un altro compositore in un'altra opera!!!


i provo, come sempre da una tastiera in arabo e quindi vado a memoria nel pigiarte i tsti
E il tema del graal del Parsifal cosiddetto Amen di Dresda?
ciao
WSM
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Re: LOHENGRIN - KAUFMANN - NAGANO - JONES - MONACO 2009

Messaggioda MatMarazzi » mer 02 set 2009, 14:55

Maugham ha scritto:
MatMarazzi ha scritto: Piccola digressione a "quiz" (molto, molto difficile).
:) Si tratta di uno dei corali luterani più citati nella storia della musica. "Ein feste Burg’.
A parte nella cantata di Bach, viene citato nella "Riforma" di Mendelsshon.

A livello operistico, non solo lo cita Meyerbeer negli Ugonotti (come dice Rodrigo), ma anche un altro compositore in un'altra opera!!!


i provo, come sempre da una tastiera in arabo e quindi vado a memoria nel pigiarte i tsti
E il tema del graal del Parsifal cosiddetto Amen di Dresda?
ciao
WSM


Eh, no... caro il mio Maugham mussulmano!
Quando io parlo di citazione, non mi riferisco a più o meno riconoscibili reminescenze tematiche.
Mi riferisco proprio a una citazione, con tanto di virgolette aperte e chiuse.
Ti dirò che nell'opera "misteriosa" vengono addirittura cantate le parole del corale.

Attendo nuovi suggerimenti.
Mat

PS. A proposito, buon divertimento!!!!
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Re: LOHENGRIN - KAUFMANN - NAGANO - JONES - MONACO 2009

Messaggioda Freniano » mer 02 set 2009, 15:07

MatMarazzi ha scritto:Mi riferisco proprio a una citazione, con tanto di virgolette aperte e chiuse.
Ti dirò che nell'opera "misteriosa" vengono addirittura cantate le parole del corale.


L'opera (bellissima) Der Kaiser von Atlantis di Viktor Ullmann si chiude con la citazione del canone, leggermente riarmonizzato e su un testo che inizia con le parole "Komm Tod, du unser werter Gast". Penso sia la soluzione
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Re: LOHENGRIN - KAUFMANN - NAGANO - JONES - MONACO 2009

Messaggioda MatMarazzi » mer 02 set 2009, 15:14

Freniano ha scritto: L'opera (bellissima) Der Kaiser von Atlantis di Viktor Ullmann si chiude con la citazione del canone, leggermente riarmonizzato e su un testo che inizia con le parole "Komm Tod, du unser werter Gast". Penso sia la soluzione



:shock:
Non lo sapevo! Purtroppo non conosco se non di fama il Kaiser von Atlantis.
Me lo procurerò appena posso.

In effetti io pensavo a un'altra opera... Lì viene proprio citato il corale con le parole testuali di Lutero.

Salutoni e comunque complimenti.
Matteo
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda Alberich » mer 02 set 2009, 15:51

Freniano, del Kaiser tu hai il libretto? e se sì, dove l'hai trovato? Io ho il CD, ma senza libretto e la cosa mi urta non poco...
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda Freniano » mer 02 set 2009, 15:56

Alberich ha scritto:Freniano, del Kaiser tu hai il libretto? e se sì, dove l'hai trovato? Io ho il CD, ma senza libretto e la cosa mi urta non poco...


Sì, ho l'incisione originale Decca. Comunque lo trovi pure qui (solo tedesco) http://www.brundibar.cz/taam/?page_id=261
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda Alberich » mer 02 set 2009, 15:59

Freniano ha scritto:
Alberich ha scritto:Freniano, del Kaiser tu hai il libretto? e se sì, dove l'hai trovato? Io ho il CD, ma senza libretto e la cosa mi urta non poco...


Sì, ho l'incisione originale Decca. Comunque lo trovi pure qui (solo tedesco) http://www.brundibar.cz/taam/?page_id=261

Grazie...almeno in tedesco posso provar a seguire un po' meglio. Quando l'avevo comprata, l'edizione Decca era fuori catalogo, purtroppo.
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda beckmesser » mer 02 set 2009, 17:20

MatMarazzi ha scritto:Il regista che collocasse un Macbeth verdiano fra le campagne piovigginose della pianura padana, fra polli che razzolano e mucchi di fieno, farebbe per me un'operazione semplicemente filologica!


In effetti è stato fatto: nel Macbeth della Cavani di qualche anno fa al Festival Verdi le streghe erano massaie padane di primo ‘900 intente a lavare i panni ad una grossa fonte in una specie di aia; sembrava una scena del Novencento di Bertolucci ed era l’unica cosa che funzionava benissimo di quel brutto Macbeth…

Anche a me pare che se c’è un compositore a cui non è mai interessato quasi nulla della contestualizzazione storica quello è proprio Verdi. A lui interessava sempre e solo il carattere drammaturgico o formale di una situazione, non quello “ambientale”. Il caso delle streghe del Macbeth mi sembra emblematico: ciò che lo aveva colpito in Shakespeare, secondo me, non era il fatto che le streghe fossero medievali o rinascimentali, scozzesi o tedesche, quanto il loro carattere terragno e volgare, e il modo in cui questo carattere interagisce, drammaturgicamente, con e su Macbeth; e per rendere il carattere popolare dell’inglese delle streghe di Shakespeare Verdi e Piave non han fatto altro che ricorrere a forme linguistiche dialettali e forme musicali da banda padana, operando loro per primi una “decontestualizzazione”, rispetto a Shakespeare, rispetto alla quale qualsiasi cosa un regista odierno si inventi sull’opera, sembrerà sempre un dilettante…

MatMarazzi ha scritto:Piccola digressione a "quiz" (molto, molto difficile).
Si tratta di uno dei corali luterani più citati nella storia della musica. "Ein feste Burg’.
A parte nella cantata di Bach, viene citato nella "Riforma" di Mendelsshon.

A livello operistico, non solo lo cita Meyerbeer negli Ugonotti (come dice Rodrigo), ma anche un altro compositore in un'altra opera!!!
Chi indovina è un genio!


La butto: a me sembra di ricordare qualcosa del genere verso la fine di una delle opere minori di Strauss. Guntram? Feuersnot? O forse, dato il periodo dell’azione, Friedestag? Ma non so, è da un po’ che non le ascolto…

Saluti,

Beck
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