Riccardo ha scritto:Ma chi ti dice che le convenzioni del presente sono queste da cui parti tu e non siano anche altre?
E chi ti ha detto che non lo siano?

Ci possono essere le compresenza di "convenzioni" diverse.
Ogni nuova "convenzione" si innesta su convenzioni vecchie, a cui si ribella o che esaspera.
Per esempio per Donizetti e Strauss la convenzione è di tagliare ancora oggi. Come la mettiamo?
Ma Ric tu devi vedere le cose nel loro sviluppo.
E' vero che oggi si taglia ANCORA Donizetti e Strauss (sottolineo quell'ancora!!)
Ma in generale si taglia meno di un tempo... E sempre più spesso pubblico e critica sono ostili a questa pratica.
Quanto a Strauss, è vero che capita ancora di sentire il terzo atto della Donna senz'ombra orrendamente mutilato, e tuttavia - chissà perché - le uniche tre vere integrali discografiche dell'opera sono anche... le più recenti.
Un fenomeno va visto nel suo sviluppo storico.
Non è che un bel giorno tutto il mondo si è svegliato e tutti hanno dichiarato: "bene, da oggi le regie potranno ricontestualizzare le vicende, la lingua adottata sarà quella originale e soprattutto NIENTE TAGLI".
Ci sono processi lunghi (e lungamente contrastati) che portano a questo.
L'adozione della lingua originale, ad esempioi, è un processo che è durato per decenni; cominciò in america negli anni 20; da noi i primi segnali apparvero negli anni '30... eppure ancora negli anni 80 trovavi qualcuno nella periferia tedesca che faceva Verdi in tedesco (oggi non più).
E poi c'è sempre chi si ribella alle convenzioni: ancora oggi all'ENO fanno le opere in traduzione inglese... E per loro anche quella è una convenzione, che (guarda caso) tutti giudicano "contro corrente".
E poi, secondo il tuo ragionamento, si desume che negli anni '50 il mestiere dei cantanti non fosse quello di eseguire le note, ma di rimontare (per lo più accorciando) i testi.
Da cosa lo desumi? NOn credo proprio di aver detto nulla di simile.
Il mestiere dei cantanti è sempre stato solo quello di produrre suoni organizzati con la propria voce, quale che fosse il rapporto con lo spartito.
Secondo me, Matteo, il problema è che di relativismo si muore anche. E dico purtroppo!
Si muore ben più facilmente di dogmatismo... E non solo la storia, ma il presente ce lo confermano ogni giorno.
Riccardo ha scritto:Ma con che criterio distingui così nettamente l'oggi dagli anni '50, '60 o '70?
Io registro le tendenze, cerco di valutare i fenomeni storici.
In base a cosa si realizzano le tendenze: sul contributo di tutti coloro che partecipano a un fenomeno (come artisti, come operatori e anche come appassionati).
Come diceva giustamente Teo.Emme, non ci è più dato "contribuire" alle tendenze del passato. Dobbiamo accettarle e inchinarci alla volontà di coloro che hanno partecipato a quelle correnti (compreso il pubblico).
Ma per quanto riguarda il presente, ognuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo.
Affermando quello che vorrebbe che oggi (ripeto: hic et nunc) fosse fatto.
E' quel che ho fatto io.
Io oggi voglio l'integralità, voglio il testo originale, voglio l'edizione critica, voglio il diapason giusto, voglio gli strumenti giusti.
Se altri milioni di persone vorranno quello che voglio io, ecco che è fatta una "convenzione".
Quindi anche Carsen con Candide ha sbagliato?
Anche la Caballé con le sue uscite nella Fille con Pelly era nel torto?
Certo che sì!
Sbagliatissimo!
Sono operazioni da censurare per me.
Sono capaci tutti di far ridere inserendo in un'opera delle battute da zelig.
Purtroppo c'è una "corrente" importante che avvalla questo sistema (che sta diventando una convenzione).
Io però essendo uomo del presente ho il diritto di rigettarla e di battermi perché non si affermi.
Il Goldoni per prassi tagliato, smontato e adeguato agli intenti del regista è erroneo?
Stiamo parlando di teatro d'opera.
Il teatro di prosa ha ALTRE CONVENZIONI e non può essere paragonato.
Comunque resta il fatto che a me la manipolazione del testo non piace.
E' pur vero che - credo di averlo ripetuto ormai fino alla saturazione - la convenzione (rispettarla o non rispettarla) non è arte.
E Carsen magari (non lo credo, sinceramente) ha fatto un Candide strepitoso.
E tuttavia se io gestissi un teatro o una casa discografica sarei inflessibile: caro il mio Carsen, tu il testo non lo tocchi!
Poi fai pure quello che vuoi, fai ballare chi credi sul petrolio, ma - per cortesia - il testo non lo tocchi! (sempre che parliamo di testi filologicamente semplici, sia chiaro).
E questo (mi riferisco tanto a Teo.Emme quanto a Beckmesser) non per rispetto alla volontà dell'autore, ma perché mi pare più affascinante la vera "sfida" interpretativa.
Se voglio far capire che Don Giovanni, cantando "fin ch'han dal vino", sta urlando la propria solitudine e la propria paura, e non la propria gioia di vivere, dovrò essere particolarmente bravo, perchè la musica e le parole dicono esattamente il contrario.
Certo, se taglio l'aria e ce ne metto un'altra, triste e drammatica, il gioco è più semplice. ...troppo semplice.
Non importa essere dei Carsen: siamo capaci tutti.
Salutoni
Matteo