Milano - Teatro alla Scala

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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda teo.emme » lun 23 giu 2014, 18:01

pbagnoli ha scritto:In home le mie considerazioni sulla annunciata stagione 2014-15

Condivisibili considerazioni che si potrebbero ampliare all'infinito, purtroppo, elencando quel che NON c'è. Mi sento di fare due postille e una piccola nota polemica:
1) agli immaginabili forfait di Pretre e Maazel, si deve aggiungere anche Santi (che proprio recentemente ha annullato tutti gli impegni), quindi le scelte dei sostituti saranno ancora più al ribasso (ed è dura dopo riesumazioni e incredibili scritture come Zanetti, Ranzani, Rizzi...);
2) noto con estremo rammarico l'occasione di quasi raddoppio dei titoli non ha comportato il naturale ampliamento di repertorio (ci hanno sempre raccontato la barzelletta che con una decina di posti non si poteva mettere tutto), ma un mero incremento di numero di titoli pescati nello stesso alveo: che è quello solito (inutile fare il catalogo degli assenti).
3) con la Boheme di Zeffirelli non sono così drastico: certo lo spettacolo è vetusto, ma a mio avviso non merita di essere smantellato. Piaccia o meno il regista, quella Boheme è uno spettacolo storico: un simbolo della Scala e i simboli non si buttano in pattumiera. Che sarebbe il Piccolo senza l'Arlecchino di Strehler?
Per il resto veramente una miseria, a cui si aggiunge la pietosa appendice concertistica, la tragicomica stagione pianistica (alla Scala ormai siamo condannati al piano sgangherato di Barenboim e al solito Pollini, oltre i quali pare non esistano altri pianisti), i grotteschi recital canto e piano su cui spicca l'assurdità di Jose Carreras e la squallida foglia di fico della rassegna delle orchestre, evidentemente composta sui ritagli di tempo delle orchestre già in tour...
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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda DottorMalatesta » lun 23 giu 2014, 19:03

Ritornato (e già superstressato : Hurted : ) dal mare, provo a dire la mia.
Pietro nel condivisibilissimo editoriale ha colpito nel segno. Mi permetto di ampliare la discussione:
1. Riproporre, in occasione dell´Expo, per l´ennesima volta la Boheme di Zeffirelli è la dimostrazione evidente che da trent´anni a questa parte si è quasi programmaticamente rifiutato di lavorare per creare una "identità-Scala" ben definita, riconoscibile, ed "esportabile". Durante l´era Muti l´identitá del teatro si coagulava unicamente attorno alla figura imponente del direttore. Durante la gestione Lissner si è visto talmente di tutto (dall´Aida di Zeffirelli al Tristan di Chèreau al Don Giovanni di Carsen alla Sposa di Cerniakov) che più che di indentitá sarebbe opportuno parlare di schizofrenia. In un cocktail di proposte privo di una vera e propria visione coerente, se non il gattopardismo del bisogna (di)mostrare che tutto è cambiato perchè tutto in realtà resti quello che é. Alla Scala, così come altrove, si raccoglie quello che si è seminato. Se non si è seminato nulla, vada per l´ennesima riproposizione della vecchissima Boheme di Zeffirelli. O dell´Aida del 1913 in Arena. Per chi considera il teatro d´opera un museo tali scelte sono ineccepibili. Eppure, passi pure (anche se nulla è più lontano dal mio pensiero) l´equazione teatro d´opera = museo: se uno entrasse in un "museo dell´arte moderna e contemporanea" e non trovasse esposta una sola opera successiva all´Impressionismo avrebbe tutti i motivi per lamentarsi. Ma forse il Teatro alla Scala non è un museo aperto alla contemporaneità. Forse neppure alla modernità. Alla preistoria, nemmeno questo?
2. Versante registico: il nulla. Il nulla.
3. Chi è responsabile di questa stagione? Quanto è di Lissner e quanto di Pereira? E ancora, che margini di movimento (in termini economici, organizzativi, di tempo, di eventuali "censure preventive" impostegli dall´alto o dal basso, di autonomia) ha avuto Pereira per organizzare la stagione? Se è stato costretto ad organizzare la stagione in una manciata di mesi imbavagliato e con mani e piedi legati forse è ingiusto addossargli colpe che non ha. Ma è mai possibile pensare di organizzare la stagione di uno dei teatri più famosi del mondo senza un ampio anticipo? E´ lamentela comune da parte di grandi cantanti il fatto che alla Scala le stagioni vengano fatte tardi, senza possibilità di ospitare grandi personalità perchè già occupate altrove...
4. La Bartoli alla fine canta o non canta?

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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda Luca » lun 23 giu 2014, 19:15

Però la Turandot con la Stemme andrei a sentirla.... Certo non Nucci e Raimondi venerandi, ma antiche cariatidi... Mi meraviglio che non compaia come altro basso Domingo.... Vedremo cosa ci propone l'Opera di Roma....

Saluti, Luca.
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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda teo.emme » lun 23 giu 2014, 22:55

DottorMalatesta ha scritto:1. Riproporre, in occasione dell´Expo, per l´ennesima volta la Boheme di Zeffirelli è la dimostrazione evidente che da trent´anni a questa parte si è quasi programmaticamente rifiutato di lavorare per creare una "identità-Scala" ben definita, riconoscibile, ed "esportabile"...

Vedo che anche tu - come Pietro e come altri - te la prendi con la "famigerata" Boheme di Zeffirelli, come se fosse questo spettacolo il problema della Scala o come se fosse l'emblema dell'immobilismo di quel teatro. Secondo me non è così: non è quello il punto. E anzi, nella costruzione di una identità riconoscibile, definita ed esportabile, la Boheme di Zeffirelli DEVE esserci, come uno dei più importanti risultati artistici della storia dell'ultimo secolo del teatro milanese, così come il Barbiere di Siviglia di Ponnelle...esattamente come l'Arlecchino servitore di due padroni di Strehler - che risale addirittura al 1947 - è parte del DNA del Piccolo. E' un simbolo: identificato, esportato, amato. Rappresenta un punto ferma nella tradizione e nella storia di un teatro che non può essere spazzata via o sacrificata sull'altare della moda o della modernità. E' la Boheme di Karajan, di Kleiber, del giovane Pavarotti: è un pezzo di Scala che sarebbe un delitto buttare in pattumiera (come purtroppo è accaduto con molti vecchi allestimenti: penso all'Otello dello stesso Zeffirelli). Se mai i problemi sono di altra natura: la qualità delle riprese e affiancare spettacoli storici (irrinunciabili) a nuove proposte. Così da lasciare una scelta saggia tra godere di un allestimento meraviglioso (anche se conosciuto a memoria) o vedere qualcosa di diverso: legittimamente ognuno farà le sue scelte, ma così come ogni anno vado al Piccolo per calarmi nel puro teatro dell'Arlecchino di Strehler così, anche quest'anno - biglietti permettendo - tornerò per godermi Zeffirelli prima che qualche scriteriato o invasato decida di buttare tutto alle ortiche per impormi tossici, battone e crudeltà mentali. Il problema di questa stagione - e della recente storia scaligera - non sono i simboli, né la sua storia, ma la totale mancanza di idee: si ricicla, si prende in prestito, si compra all'estero, ma non si produce nulla di nuovo (o quando lo si fa, si generano orrori come il Ring).
Dici "versante registico nulla"...sì, hai ragione, ma la cosa più grave è il nulla artistico complessivo (e che arte puoi fare con Santi, Maazel, Cura, Nucci, Rizzi, Ranzani, Zanetti, l'italian tenor Grigolo - sempre più cafone - Villazon, Alagna redivivo, Jose Carreras etc...). Un vuoto pneumatico che rincorre sé stesso ad uso turistico e per spettatori beoti: in Italia intendono così l'EXPO, non una vetrina di eccellenza, ma una bancarella del mercato...
Lissner o Pereira o Pisapia o chi vuoi tu...è un concorso di colpa. Dal post Muti manca una vera programmazione e una politica culturale e artistica: si naviga a braccio e ci si arena dove si può (o dove costa meno).
Ps: la Bartoli canterà in uno dei suoi consueti concertini....dedicato a Vivaldi con Fasolis (Sardelli probabilmente neppure sanno chi è...come del resto non sanno chi è Zimerman - il più grande pianista vivente - che è appena stato al Conservatorio per suonare le ultime tre sonate per piano di Beethoven, davanti a una sala con posti vuoti...alla Scala invece suonano solo il mediocre Barenboim e il solito e ormai sterile Pollini).
Ultima modifica di teo.emme il mar 24 giu 2014, 10:28, modificato 1 volta in totale.
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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda DottorMalatesta » mar 24 giu 2014, 9:50

A me sembra che in fondo le nostre posizioni, almeno per quanto riguarda il problema identità Scala, non sono poi così distanti.
Per quanto riguarda la ripresa della Boheme di Zeffirelli, la domanda è: che senso ha?
Premetto che trovo questo spettacolo il classico esempio di “arte degenerata” :mrgreen: (così come l´Aida di Zeffirelli, dall´interessante esperimento di Busseto al pacchiume da bigiotteria presentato prima in Arena e poi alla Scala): ad ogni anno che passa e ad ogni nuova ripresa aumenta il ciarpame, l´horror vacui, e l´incapacitá nella gestione delle masse. Cosí dal mirabile spettacolo iniziale, davvero un punto di riferimento nella storia della Scala e nel modo di fare opera, si è passati ad una parodia di infimo livello (cos´è diventato il quadro del Cafè Momus!!!). Perché riprendere ancora una volta questo spettacolo ora che è così diverso da come era stato concepito? Per dare una testimonianza del passato? Anche accettando per un attimo l´idea, che peraltro come sai non condivido, che un teatro debba essere museo di se stesso, questa Boheme è forse lo spettacolo d´opera con il maggior numero di video ufficiali (ne conto ben tre: con Freni, Stratas e Gallardo-Domas). Se si tratta di lasciare una testimonianza ufficiale, a me sembra che in video questa Boheme sia più che ben documentata!!! Così come (purtroppo) è documentato il suo progressivo scadimento qualitativo nel corso degli anni. By the way, sarà interessante vedere come la Turandot di Zeffirelli videoregistrata al Met che, piaccia o meno, ha fatto davvero scuola, verrà tradotta per l´Arena...
Per chi vuole una testimonianza del passato c´è il video, sicuramente più fedele alle intenzioni originali rispetto alle scadenti riprese attuali di questo spettacolo. Per uno spettatore d´oggi privo di “coscienza storica” la Boheme di Zeffirelli (anche in un´ideale ripresa dello spettacolo originario) resta datata (dal punto di vista tecnico: basta confrontarla con la pur tradizionalissima versione in scena alla ROH...). Per cui mi domando davvero a che pro.
Concordo sull´importanza di dare testimonianza dell´identitá del passato, almeno per un passato di cui si può ravvisare un´identitá definita (e qui siamo davvero messi maluccio: distrutte scene e costumi della Bolena di Visconti, non ancora pubblicato un video con il Simone o il Macbeth di Strehler o l´Otello di Zeffirelli o il Don Carlo di Ronconi….). Negli ultimi 30 anni (30!!!! :shock: :shock: ) bisognava lavorare per creare un´identità al teatro, cosa che non è stata fatta. Dapprima perché è passata l´equazione personalistica Scala = Muti (che personalitá ne aveva e ne ha davvero da vendere, ma il cui programmatico rifiuto di un gioco di squadra non ha certo portato alla definizione di spettacoli in grado di (ri)definire l´identitá del teatro), poi perché si è annegati nella “macedonia” proposta da Lissner (e ora da Pereira) e in cui davvero è impossibile trovare un denominatore comune, un aspetto immediatamente riferibile all´immagine del teatro milanese. Sia dal punto di vista musicale, registico, interpretativo che, soprattutto, dal punto di vista del repertorio (e quindi sottoscrivo in pieno quanto hai detto).

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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda Alberich » mar 24 giu 2014, 11:12

A mente fredda. A me non scandalizzano tanto Nucci e Raimondi in una produzione dell'accademia. Anzi, forse è un modo di far pubblicità all'evento, di far lavorare assieme giovani volenterosi e anziani con esperienza. Così come mi sembra non sbagliata in sè l'idea di riesumare la salma di Pretre per due serate a lui dedicate. Se si vuol fare un teatro di repertorio, questo genere di serate è coerente e sensato: comparsate per vecchi divi. Posso anche capire che si chiamino i Nello Santi (forse).
Però qual è il contraltare a tutto ciò? Nulla: non c'è un'idea di repertorio, non c'è un'dea di 'casting', non c'è una linea artistica. Ho sempre meno tempo di andare a teatro e di informarmi, ma una stagione così potevo pensarla io impegnandomi 15 minuti: chiami un po' di nomi famosi, chiami un po' di onesti professionisti, dici 10 titoli d'opera (i primi che ti vengono in mente). Poi artisti e titoli in qualche modo si mettono insieme da soli: tanto quello me lo ricordo qualche anno fa, c'ha la bella voce, può cantare tutto e quell'altro è argentino, nella Carmen andrà benissimo.
Che pena, per fortuna ci siamo tenuti stretto Pereira. : PirateCap :
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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda teo.emme » mar 24 giu 2014, 12:21

DottorMalatesta ha scritto:A me sembra che in fondo le nostre posizioni, almeno per quanto riguarda il problema identità Scala, non sono poi così distanti. Per quanto riguarda la ripresa della Boheme di Zeffirelli, la domanda è: che senso ha?...

Infatti, le posizioni non sono distanti perché Pereira (o Lissner o chi per esso) è riuscito a mettere d'accordo tutti, ossia piacere a nessuno! Dici che senso ha riprendere quella vecchia Boheme...io dico perché ogni teatro non può negare la propria storia, anche per costruire un'identità moderna e all'avanguardia. Ti ripropongo l'esempio dell'Arlecchino di Strehler: è uno spettacolo conosciuto e documentato da video, ha girato tutto il mondo, il regista è già morto da un pezzo...eppure, ogni anno, viene ripreso e fa il tutto esaurito. Perché? Perché è un simbolo e fa parte della specifica identità di quel teatro: buttare al macero i propri simboli comporta l'impossibilità di costruire un'identità e, anzi, l'unico risultato di apparire come un insipido minestrone senza pretese. La Scala di oggi è figlia della rimozione sistematica del concetto identitario: si prendono in prestito idee e uomini per tirare a campare. Non a caso - aldilà delle personali preferenze - resta un ricordo ben preciso (visivo e sonoro) della Scala di Abbado e di quella di Muti... Cosa resta della Scala di Lissner? Forse un paio di spettacoli presi in prestito e l'unico vero sforzo produttivo (ossia il Tristan): in 10 anni è un po' poco. Ma siamo sempre al solito discorso: gli spettacoli storici vanno ripresi con intelligenza e competenze e, purtroppo, accade assai di rado. Su questo c'è da lavorare...e il problema non lo si risolve buttando al macero la Boheme di Zeffirelli (che sarebbe davvero una scemata...scempio già commesso col suo Otello letteralmente distrutto e con tanti altri spettacoli). La funzione di un teatro come La Scala sarebbe quello di alternare i simboli della sua storia con nuove produzioni, guidata - però - da una visione coerente. Coerenza che non vedo nel produrre in 20 anni 4 diverse Aide o tre Don Carli, così come non capisco il senso di sostituire la vecchia (e brutta) Lucia di Pier'Alli con l'altrettanto brutta e non certo meno vecchia (almeno come concezione) Lucia del Met. E si può andare avanti all'infinito! Credo che il quadro dipinto da Alberich rappresenti perfettamente la situazione: titoli e cast assemblati senza criterio, incertezza assoluta della direzione da prendere, bassa routine spacciata per grande interpretazione.

Comunque è messa ancora peggio la stagione concertistica (è da anni che non comprendo il senso di una stagione sinfonica come quella che la Scala ci propina: una ventina di lavori assemblati in varie combinazioni e con direttori presi in prestito da tour e stagione lirica). I concerti canto & piano (genere che personalmente detesto) è la fotocopia di quello delle ultime due stagioni con gli stessi cantanti e lo stesso repertorio, a cui si aggiunge lo squallore del vecchio Carreras. I concerti per piano sono semplicemente vergognosi e, forse, sarebbe meglio sopprimere del tutto la rassegna se si riesce a far suonare solo Barenboim e Pollini. L'appendice EXPO è, come dicevo prima, una bancarella da mercato, non una vetrina di eccellenza, e non basta un'assurdo Festival delle Orchestre assemblato all'ultimo momento nei ritagli di tempo di tour già in essere, per salvare il salvabile (anche se, personalmente, metterò i piedi alla Scala solo per Rattle/Berliner, Fischer/Budapest e soprattutto Jansons/Wiener e forse Harnoncourt e Jarvi...), considerando anche il pegno pagato alla solita politica del moralismo terzomondista con l'invasione venezuelana di Dudamel e il tanto celebrato sistema Abreu (che potrà scaldare il cuore di certi nostalgici, ma che musicalmente non è certo di livello degno di affiancare Berliner o Wiener)...
Ultima modifica di teo.emme il mer 25 giu 2014, 2:07, modificato 1 volta in totale.
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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda DottorMalatesta » mar 24 giu 2014, 12:29

teo.emme ha scritto:La Scala di oggi è figlia della rimozione sistematica del concetto identitario: si prendono in prestito idee e uomini per tirare a campare.


D´accordissimo.
Per questo trovo ancor più malinconica la scelta di riproporre la Boheme di Zeffirelli. Non in quanto tale, ma in quanto essa rappresenta (e ricorda, almeno per chi quel teatro lo frequenta) il simbolo di un´identità che si è persa (o si è voluto cancellare o quantomeno non si è saputo ripensare con efficacia) negli ultimi trent´anni...

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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda pbagnoli » mar 24 giu 2014, 16:33

DottorMalatesta ha scritto:Per questo trovo ancor più malinconica la scelta di riproporre la Boheme di Zeffirelli. Non in quanto tale, ma in quanto essa rappresenta (e ricorda, almeno per chi quel teatro lo frequenta) il simbolo di un´identità che si è persa (o si è voluto cancellare o quantomeno non si è saputo ripensare con efficacia) negli ultimi trent´anni...

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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda beckmesser » mar 24 giu 2014, 17:32

Sono d’accordo su tutto però, ancora una volta, credo che più che prendersela con Pereira occorra prendersela con chi Pereira l’ha scelto. Ma veramente si pensava che si potesse prendere un vecchio barone teatrale, gonfio di fama e di soldi, in una fase terminale della sua vita professionale, lo si mettesse in un teatro come la Scala, dandogli qualche mese per organizzare una stagione monstre, con da una parte un consiglio di amministrazione che non vuole rogne di sorta e, dall’altra, tutta la fauna di dipendenti, sindacati, giornalisti-comari, comitati di vario genere a difesa del vero canto, della vera regia, della vera attrezzeria, del vero Verdi, ecc. ecc.; e questo tipo sarebbe arrivato sfidando tutto e tutti, osando l’inosabile e presentando una stagione audace e al passo coi tempi? Come on… Pereira è stato scelto esattamente per mettere insieme una stagione come questa: mediocre e scontata, che vivacchierà placidamente facendo il tutto esaurito e generando giusto qualche frissons di fischi nei pochi spettacoli interessanti (tipo l’Otello di Flimm/Gardiner). Quello era il mandato di Pereira e quello Pereira ha fatto. Certo poteva rifiutare l’incarico, ma perché poi? Il portafogli è pieno e il curriculum si chiude con il “Tempio”, meglio di così… Quelli che andrebbero cacciati sono i consiglieri che hanno voluto questa situazione, ma ovviamente non capiterà mai.

Saluti depressi…

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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda vivelaboheme1 » gio 26 giu 2014, 8:01

Teo.Emme

Cosa resta della Scala di Lissner?


Mah: veniamo da un mese trascorso fra Les Troyens di Pappano-McVicar (eccezionali) ed Elektra di Salonen-Cherau (sublime). Questi restano, assieme a Cavalleria-Pagliacci Harding-Martone (merito particolare alla straordinaria direzione di Harding: offensivo da parte di Pereira affidarlo ad altro, mediocre direttore) Tristano Barenboim-Cherau, Da una Casa di Morti Salonen-Cherau, La Traviata (sì!) Gatti- Tcherniakov, Lulu Gatti-Stein, Salome Harding-Bondy, Idomeneo Harding-Bondy (di Bondy non certo quella infame Tosca-gabinetto invece assurdamente riproposta da Pereira la prossima stagione), Peter Grimes Ticciati-Richard Jones, Una Sposa per lo Zar Barenboim-Tcherniakov.
E restano, con i registi, diversi direttori di generazione fra giovinezza e mezza età (il fatto che alcuni siano stato sbertucciati dalle mummie che popolano la Scala depongono a sfavore del luogo) che Nonno Pereira si affretta a sostituire con cariatidi spompate o mediocri esponenti del peggior mercato direttoriale europeo (mentre abbiamo una generazione di bacchette fra i 35-45 anni "condannati" dalla mipia dei dirigenti dei teatri al piccolo cabotaggio della provincia).


Personalmente ringrazio (e già rimpiango) Stephane Lissner per aver svecchiato, o tentato di svecchiare un ambiente cadaverico e narciso e abitudinario. Abbiamo, non diciamo aperto, ma socchiuso gli occhi per alcune stagioni, accorgendoci che, attorno a Milano-via Filodrammatici c'era altra musica, altre regie, altro modo di intendere la messa in scena. Ora con il 2014-15 di visibile marca-Pereira (l'ultimo Pereira purtroppo, quello di Zurigo avrebbe fatto altre proposte, ma di mezzo c'è stato il Pereira già invecchiato di Salisburgo) le palpebre tornano giù, ricadiamo nella catalessi culturale. Ecco, già invecchiato: Pereira mi dà l'impressione di essere arrivato a Milano troppo vecchio, un vecchio che si ricicla credendo di far passar per buona qualche furbacchionata (i famosi acquisti non lo erano, anzi erano belli e convenienti, ma la mediocre ansia giustizialista di Pisapia e Consiglieri scaligeri li ha bloccati). Ecco, vecchiaia e mediocrità: due atteggiamenti simbolici della Milano di oggi. Godiamoci Zanetti, Rizzi, Santi (ah sapevate che il vecchio Nello non sapeva neppure di essere in stagione?) e la Boheme di Zeffirelli, e Nucci e Raimondi,i Ragazzi Irresistibili(?) nel Barbiere con la nuova regia di Ponnelle, la cui salma, riesumata, proporrà una revisione post mortem del noto (a suo tempo eccezionale, senza dubbio) spettacolo. O vogliamo parlare della "nuova" Aida di Maazel (mezzo morto) e Stein (fuori tempo massimo), ovvero circa 180 anni fra direttore e regista?

No, io a fronte di tutto questo ringrazio Lissner per quel che ha fatto (temo invano) e, magari senza approvarne la modalità di certi rapporti "di gestione", lo rimpiango. E credo che il rimpianto aumenterà negli anni a venire. Buona Notte e sogni d'oro (o di latta), cara Scala!

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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda DottorMalatesta » gio 26 giu 2014, 10:04

vivelaboheme1 ha scritto:Abbiamo, non diciamo aperto, ma socchiuso gli occhi per alcune stagioni, accorgendoci che, attorno a Milano-via Filodrammatici c'era altra musica, altre regie, altro modo di intendere la messa in scena.


Indubbiamente. Quello che discutevamo era però la mancanza di una chiara identità della gestione Lissner che forse non è stato (o non ha potuto essere, forse perchè ostaggio di condizionamenti dall´alto o dal basso) coraggioso fino in fondo, accostando grandi realizzazioni (in buona sostanza quelle che hai ricordato, sebbene nessuna con il brivido della rivelazione) a spettacoli francamente imbarazzanti.

Pure, ripropongo la domanda che facevo poco sopra:

Chi è responsabile di questa stagione? Quanto è di Lissner e quanto di Pereira? E ancora, che margini di movimento (in termini economici, organizzativi, di tempo, di eventuali "censure preventive" impostegli dall´alto o dal basso, di autonomia) ha avuto Pereira per organizzare la stagione? Se è stato costretto ad organizzare la stagione in una manciata di mesi imbavagliato e con mani e piedi legati forse è ingiusto addossargli colpe che non ha. Ma è mai possibile pensare di organizzare la stagione di uno dei teatri più famosi del mondo senza un ampio anticipo?

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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda vivelaboheme1 » gio 26 giu 2014, 16:37

Di Pereira, molto di Pereira, ti assicuro. Ha rivisto e corretto (e annacquato) tutto quanto poteva.
Francesco, ti (e vi) racconto un divertente fuori scena da me vissuto personalmente con Lissner nel foyer di platea della Scala, prima di Elektra. Entro e lo vedo che accoglie gli spettatori, come solito fare in questi suoi anni scaligeri. Penso sia più o meno l'ultima volta che lo incontro a Milano, mi ha dato da spettatore delle soddisfazioni (anche se, ripeto, non ho approvato certe caratteristiche gestionali), mi avvicino, gli stringo la mano e gli dico "grazie di tutto". Arrossice un po' (è più timido di quanto si pensi, per questo talora forse ha mancato di comunicazione) e mi ringrazia a sua volta. Al che, gli butto lì: <Speriamo che Salonen torni presto! O dovremo tenerci Santi tutti gli anni, con la nuova gestione?>. Risata di Lissner: <Non si preoccupi, ha già dato un forfeit quest'anno, per via della salute> (infatti ha mollato Tosca e farà solo Elisir). E io: <E tre! Tre "invitati" già fatti fuori> (riferendomi senza dirlo al defunto Abbado e al mal messo Maazel, invitati, a parole, da Pereira). E Lissner, altra risata, facendo il gesto delle corna con entrambe le mani: <Sì, su quest'ultimo avevo fatto io tutti gli scongiuri del caso!>.
Capito come stanno le cose, caro Francesco?
A Lissner puoi dire grazie per un Fidelio che (pur senza entusiasmo per la direzione di Barenboim) si avvale della regia della interessantissima Deborah Warner, quella cui alla Scala di Lissner già si deve la stupenda messa in scena di Morte a Venezia di Brittain. A Lissner si può rimproverare di aver avuto coraggio a metà ma ne ha avuto e (fino a Troiani ed Elektra) ha seguito una sua linea artistica coerente ed individuabile,accettando anche di far discutere come con la controversa, ma affascinante, e stimolante e grande Traviata di Gatti-Tchenrniakov. Far discutere, e far pensare è un merito prezioso. Con il cartellone 2014-15 di Pereira (è proprio e davvero molto suo, più di quanto non sia di Lissner) siamo invece ad una minestra (poco) artistica, priva di pensiero, poco interessante, dettata da evidente paura (confessata dal neosovrintendente) e da un ruffianesco "compiacere" (condito di scelte mediocri , soprattutto in materia di direttori) che rischia fortemente di scontentare tutti, cioé sia chi ha una visione ed un approccio più avanzato alteatro d'opera , sia chi ce l'ha più "conservatore". Non a caso tuttti, ma proprio tutti di ogni scuola di pensiero, ci si è trovato d'accordo nel far notare la mediocrità della prossima stagione lirica della Scala. Pereira sembra riuscito nell'intento di scontentare tutti. E' ben triste.

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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda VGobbi » gio 26 giu 2014, 17:35

Scusami Marco, mi sembra doveroso fare una precisazione su Lissner. Il suo, se dovessimo dare voto alla sua gestione della programmazione della Scala, sarebbe un 6 assai stiracchiato. Il suo merito e' aver portato i maggiori spettacoli alla Scala, compreso registi, direttori e cantanti di spessore ... ma la La Scala, di produzione propria, cosa ha offerto all'estero? Il Tristan di Cherau/Barenbhoim? E poi? Non è un po' poco? Insomma, non credo sia impresa impossibile importare i migliori spettacoli dal mondo, anche se sotto il ventennio mutiano pareva davvero il contrario, quanto proporre cast interessanti per produzioni altrettanto interessanti ... e' da questo punto di vista che Lissner e' stato insufficiente e non ha saputo dare quella svolta che da tanto tempo aspettava il melomane scaligero ... e che purtroppo dovrà aspettare ancora per molto, se le premesse allestite da Pereira si rifanno alla stagione tristissima, incolore ed insita come quella dell'anno Expo.
Nemmeno noi siamo d'accordo con il gobbo, ma il gobbo è essenziale! Guai se non ci fosse!
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Re: Milano - Teatro alla Scala

Messaggioda DottorMalatesta » ven 27 giu 2014, 9:53

VGobbi ha scritto:ma la La Scala, di produzione propria, cosa ha offerto all'estero?


Anche questo commento mi sembra ineccepibile...

Mah... la questione Scala resta un ginepraio!

: Hurted :

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