Lohengrin (Wagner)

recensioni e commenti di spettacoli visti dal vivo

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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda DottorMalatesta » mer 12 dic 2012, 18:55

Ieri sera, alla Scala, posso dire di aver visto uno spettacolo semplicemente memorabile. Capita raramente di piangere, a teatro (alla Scala poi :mrgreen: ). Beh, ieri sera mi sono commosso più e più volte (e non sono riuscito ad addormentarmi dall'emozione prima delle tre del mattino :oops: )!
Dello spettacolo assolutamente geniale di Guth Pietro ha già scritto mirabilmente. Volevo solo aggiungere che Kaufmann è stato un protagonista a mio parere senza paragoni. Mai sentito né visto un Lohengrin come questo. Un'interpretazione vera, una figura lacerata, nevrotica, fragile, pienamente umana, perfettamente in linea con la splendida regia. Una voce perfetta (dalle mezzevoci, MEZZEVOCI, non FALSETTINI SMUNTI! ma anche fossse chissene!!! ad acuti corporei, squillanti (ed è una voce che corre!!!!). Una dizione esemplare, un' accarezzare le parole da vero liederista. Una recitazione da Oscar. Un racconto del Gral da sogno. Mai sentito un tale silenzio alla Scala: tutti eravamo col fiato sospeso. Grandissimo Lohengrin. Grandissimo Kaufmann. Penso che l'aggettivo "storico" sia l'unico possibile.

Ciao,
Malatesta

P.S.: scusate il peana, ma scrivo ancora trasportato da una grandissima emozione!
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda Luca » mer 12 dic 2012, 19:14

Ma l'emozione l'ha trasmessa anche a me che l'ho udito 2 volte (anche nella replica di Domenica su RAI 5): grandissimo cantante davvero!
Saluti, Luca.
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda DottorMalatesta » mer 12 dic 2012, 19:18

E dire che di Lohengrin tu te ne intendi, vero caro Luca?
;-)
Guarda, ancora adesso che ci penso mi vengono i brividi (cos'è stato quell' "In fernem Land"!!!!!!!!).
Un caro saluto,
Malatesta
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda DottorMalatesta » mer 12 dic 2012, 19:21

Luca ha scritto: Demoniaca nell'espressione e di voce notevole la Herlitzius, anche se il triplice intervento alla fine dell'opera non l'ha vista esente da difficoltà


Anche ieri sera un po' affaticata alla fine. Ma davvero splendida!!!! Sottoscrivo in pienissimo quanto ha scritto il grande capo nel suo splendido editoriale!!!
STRA 8)
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda DottorMalatesta » mer 12 dic 2012, 19:37

E comunque la cosa più apppropriata sul Lohengrin di Kaufmann l'ha scritta Mattioli:

trionfissimo per il protagonista Jonas Kaufmann, che è un ossimoro vivente: tenore e intelligente, bello e bravo.

Quoto, riquoto, straquoto!!!!!
: Thumbup :
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda DottorMalatesta » mer 12 dic 2012, 19:40

Peccato che qualche critico (indovinate chi?! :mrgreen: ) "tetro, cretino e vergognoso" (come Egli stesso definisce lo spettacolo chiamato a recensire) abbia scritto:

'http://archiviostorico.corriere.it/2012/dicembre/09/Quel_Lohengrin_Meraviglioso_Finito_una_co_0_20121209_cf0ed024-41cb-11e2-857c-5c4efa515c9f.shtml

BUUUUUUUUUUUUUUUUUUU!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

DM
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda vivelaboheme » mer 19 dic 2012, 0:03

"tetro, cretino e vergognoso". Forse, quel signore, caro Malatesta, era davanti ad uno specchio.


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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda Riccardo » dom 23 dic 2012, 23:15

Mi piacerebbe sentire un po' il parere di altri che hanno assistito allo spettacolo in teatro.
La recensione di Pietro si riferisce alla TV o alla recita?
E Mat e Maugham che ne pensano?

In teatro devo dire che ho trovato tutto leggermente sotto le aspettative. Lo spettacolo di Guth è fatto benissimo, ma mi pare abbia qualche momento di cedimento e pure qualche eccesso di intellettualismo. Rispetto poi a Jones che racconta una storia, Guth preferisce concentrarsi sul dettaglio degli individui, perdendo talvolta di vista il passo teatrale e l'arco complessivo dell'opera.
Su Barenboim sono poi proprio totalmente in disaccordo con Pietro: ho avuto un'impressione totalmente inversa e mi chiedo se spettacoli registici di questo tipo non meriterebbero ben altre letture musicali, se non parimenti innovative ed interessanti, per lo meno non nocive.
Kaufmann e la Harteros sono naturalmente magnifici, ma - specialmente la seconda - mi è parsa nettamente inferiore a se stessa di Monaco (il 21 si è anche persa una frase per strada). La Herlitzius pure grandissima, ma con un'orchestra che remava al contrario le sue sciabolate sono sembrate vagare nel deserto.

Insomma, una serata naturalmente di livello e richiamo, ma con aspettative parzialmente disattese. Almeno per me!

Che ne pensate?
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda VGobbi » lun 24 dic 2012, 1:27

Riccardo ha scritto:Mi piacerebbe sentire un po' il parere di altri che hanno assistito allo spettacolo in teatro.
La recensione di Pietro si riferisce alla TV o alla recita?
E Mat e Maugham che ne pensano?

In teatro devo dire che ho trovato tutto leggermente sotto le aspettative. Lo spettacolo di Guth è fatto benissimo, ma mi pare abbia qualche momento di cedimento e pure qualche eccesso di intellettualismo. Rispetto poi a Jones che racconta una storia, Guth preferisce concentrarsi sul dettaglio degli individui, perdendo talvolta di vista il passo teatrale e l'arco complessivo dell'opera.
Su Barenboim sono poi proprio totalmente in disaccordo con Pietro: ho avuto un'impressione totalmente inversa e mi chiedo se spettacoli registici di questo tipo non meriterebbero ben altre letture musicali, se non parimenti innovative ed interessanti, per lo meno non nocive.
Kaufmann e la Harteros sono naturalmente magnifici, ma - specialmente la seconda - mi è parsa nettamente inferiore a se stessa di Monaco (il 21 si è anche persa una frase per strada). La Herlitzius pure grandissima, ma con un'orchestra che remava al contrario le sue sciabolate sono sembrate vagare nel deserto.

Insomma, una serata naturalmente di livello e richiamo, ma con aspettative parzialmente disattese. Almeno per me!

Che ne pensate?

Che forse hai beccato la recita infelice?

Io per il momento ho visto solo il primo atto, naturalmente l'opera registrata in tv. E come dice Ric, ho l'impressione che con Guth le sue regie abbiano bisogno di didascalie ... a differenza di quel che riesce a farci percepire lo spettacolo curato da un Jones.

Beninteso e premettendo che di regia ho cominciato a dar valore da poco e seguendo, leggendo gli interventi su OD. Se non fosse per voi, difficilmente mi sarebbe passato per l'idea di sapere chi fosse un Tcherniakov (ho scritto giusto?), un Guth, un Carsen od appunto un Jones (che resta ora come ora, il mio regista di riferimento ... avendo visto pure due suoi spettacoli dal vivo ... oltre il suo bellissimo Falstaff in dvd).

Trovo inoltre d'accordo, sempre con Ric, l'appunto su Barenbhoim. Un Lohengrin il suo statico, marmoreo e lentissimo (senza avere la poesia di un Furt o di un Kna) ... ecco allora che il Lohengrin dal vivo che ascoltai, sempre dalla Scala, ma con Gatti sul podio mi fece letteralmente impazzire per chiarezza d'intenti, linea espositiva preclara, unita' d'intenti d'ottimo livello ed una sintonia tra orchestra e cantanti mirabile, dove raramente mi e' capitato di sentire dal vivo ... specialmente in Wagner. Insomma Barenbhoim non mi ha mai fatto impazzire ... e l'ha confermato in quest'opera.

Sul cast, sempre limitandomi a quanto ascoltato nel primo atto, Kaufmann sensazionale da ogni punto di vista (una voce che rispondeva ad ogni sua sollecitazione, sia che dovesse cantare piano ... sia che dovesse declamare con piu' vigore, oltre che attorialmente semplicemente inarrivabile). Brava come attrice ma pessima come cantante la diafana Dasch nei panni di Elsa. Tomasson, di cui si e' detto peste e corna, nel primo atto ... posso dire che non mi e' affatto dispiaciuto? Ben declamato il monologo del primo atto ... si e' ben difeso nei successivi e non pochi interventi. Herlitzius si e' sentita poca, ma ha lasciato il segno ... una sorta di Martha Modl rediviva e forse ancor piu' percussiva nel registro acuto. Pape e' semplicemente ridicolo ... non riesco a capacitarmi come si possa difendere un cantante del genere ... vocalmente puo' andare, ma niente di eccezionale neh ... e lasciamo stare inutili paragoni (i Bohme, i Ridderbusch per citare i Re piu' famosi stanno sun un altro pianeta), dicevo ... e' attorialmente che non si puo' vedere! Un esempio? Guardate come Robert Llyod (voce scassata come poche ma capperi ... come sa stare in scena, senza inutili orpelli) nel Lohengrin viennese diretto da Abbado con il duo Domingo/Studer .. e questo Pape ... il primo canta senza eccessive preoccupazioni e recita divinamente, emana personalita' stando fermo in scena ... il secondo, oltre che sembrare assai preoccupato di quel che canta (lo dimostra il fatto di continuare a guardare il podio, quasi si aspettasse le indicazioni dal direttore), non lo si puo' sopportare per come si muove sul palco (e se non riesce a farlo recitare come si deve un maestro del nome di Guth ... la vedo dura chi ci possa riuscire!!!), fatto di movimenti di una banalita' prevedibile oltre che disarmante. A mio modestissimo parere, sicuramente il peggiore in campo!
Nemmeno noi siamo d'accordo con il gobbo, ma il gobbo è essenziale! Guai se non ci fosse!
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda MatMarazzi » lun 24 dic 2012, 17:11

Cari Ric e Vit,
premetto che non ho visto dal vivo questo Lohengrin e nemmeno lo vedrò: il 27, quando i Wanderer entreranno, io me ne andrò a cena.
E' stata una rinuncia faticosa, ma voi capite... ho già visto Kaufmann due volte in quest'opera (diciamo una e mezzo: a Monaco e a Bayreuth). La Herlitzius l'ho già sentita dal vivo mille volte, anche in Ortrud (sempre a Bayreuth); ho già sentito dal vivo in Elsa sia la Dash, sia la Harteros.
Ok, restano Guth e Baremboim, ma devo dire che il secondo lo sento in Wagner da almeno 10 anni (e quando dieci anni fa dicevo che era vecchio e maestoso... tutti mi irridevano: ora sono tutti d'accordo) :) e Guth non mi ha esaltato...

Ho visto lo spettacolo integralmente (nella registrazione) solo da pochi giorni.
Nel frattempo mi sono divertito moltissimo a leggere le centinaia di recensioni e di commenti che girano sul web, su blog, siti che si vogliono "giornalistici", siti di testate reali, fora, ecc...
Mi sono persino divertito sul fatto che, per la smania di dire la propria, tutti si siano scoperti esperti di Guth, di regia "moderna", di "psicanalisi" (che per una volta non c'entrava nulla), ecc...
E poi c'è chi crede che il "marketing" nell'opera non funzioni! :)
Basta un po' di polverone mediatico e la corsa a farsi sentire nei bailamme generale diventa ossessiva.
Se però si fa una ricerca sulla trilogia "dapontiana" di Guth a Salisburgo, sull'Ariadne auf Naxos o sul Messiah, sull'Ariane et Barbebleu, sull'Iphigenie, o sul Tristano a Zurigo, sul Parsifal e sul Tannhauser (spettacoli tutti molto più pregnanti e rivelatori del suo talento) ecco che i vari "opinionisti" e "tuttologi" del Web italiano... calano miseramente.
Per certuni di questi titoli... restiamo solo noi! :)
Idem per gli altri interpreti: non dico un Kaufmann o un Baremboim (che la Scala ha reso molto "popolari" anche in Italia), ma persino una Herlitzius, un Pape, una Dash!!!, sono trasformati dal circo del 7 dicembre in ...vicini di casa! Artisti su cui ognuno dice la sua, come se non avesse fatto altro che ascoltarli... :)
A me tutto questo fa piacere! E' la dimostrazione (anche se un po' patetica nelle sue esternazioni) di come sia possibile, con la pubblicistica, agire sull'interesse della gente e rendere l'opera - o per lo meno certi spettacoli - un fenomeno "nazional-popolare".

Personalmente devo dire che Claus Guht, come per la Donna senz'ombra dello scorso anno, mi ha lasciato un po' perplesso.
Non che sia un brutto spettacolo, questo Lohengrin, (come non lo era la Frau), ma certo... quando anni fa auspicammo un suo arrivo in grande stile alla Scala - anticipando esattamente le scelte di Lissner in un momento in cui praticamente nessuno in Italia sapeva chi fosse - non si aspettavamo che il nostro pubblico lo ...intimidisse al punto da fargli perdere le sue migliori prerogative.

Come già scrissi al tempo della Frau, Guth è forse l'unico regista tedesco che oggi sappia imprimere all'immagine teatrale il dinamismo vorticoso del "montaggio" contemporaneo. Il suo Don Giovanni, come il suo Messiah, "impattavano" in modo poderoso, con la spregiudicatezza (ad esempio) dell'uso degli spazi, continuamente cangianti, che davano la sensazione di una sequenza filmica.
Maugham ci ha raccontato del suo Tristano dai mille spazi, che si inframettevano fra loro in un gioco di specchi di narrazione e coscienza degni dell'ultimo Scorsese.
Le ricontestualizzazioni (altro punto forte di Guth) richiamavano la contemporeaneità, con tagli e proiezioni di immediata riconoscibilità, spesso sconcertanti (i ragazzi del Don Giovanni che saltabeccano, si spogliano, si fanno le pere... Elvira che aspetta l'autobus di notte... i protagonisti del Messiah durante un funerale, che corrono tra una toilette e un rinfresco dell'hotel) ma di formidabile presa sull'immaginario dello spettatore attuale.

Non so quali preoccupazioni, quali timidezze possono aver spinto un Guth a rinunciare a tutto questo, e a rifugiarsi - in Italia - per ben due volte in una regia improntata a staticità-maestosità e gravità di simboli che ci riporta un po' indietro... verso un modo di fare regia "alla tedesca" ma allo stesso tempo edulcorata e semplificata...

Ok, l'idea era bella, bellissima.
Un allargamento a vastissime dimensioni del tema del "senza nome".
Maugham mi ha fatto notare che nel programma di sala Guth fa menzione di Kaspar Hauser, una figura "mitologica" della storia germanica, un uomo (reale, ma senza identità) che appare a Norimberga, privo di un passato, privo di conoscenze, privo di memoria.
Cresciuto in una cella, senza contatti con altri esseri umani, senza la possibilità di parlare, di leggere, di interloquire con anima viva, costui si è ritrovato sbalzato in un mondo di cui non conosceva nulla (nemmeno la tridimensionalità: l'unico panorama da lui visto era dalla finestra della sua cella). Praticamente un guscio senza nulla dentro... a cui la collettività ha cercato di dare una forma, perché gli uomini non sono in grado di immaginare altri uomini senza "ipotizzare" un senso dietro di loro (un'idea, una visione, un cumulo di memorie).
L'uomo "nudo" viene così "vestito" da tutti quelli con cui entra in contatto, che in esso applicano le "proprie" categorie.

Applicare gli elementi di questo "mito" (la carcassa umana senza contenuto) a "Lohengrin" (l'eroe senza nome) è un'idea bellissima.
Non sono d'accordo, quindi, con Pietro, secondo cui Lohengrin sarebbe una proiezione di Elsa.
Meno ancora con quelli che affermano che in realtà Lohengrin - nella regia di Guth - è Gottfried.
é entrambe le cose ma è anche altro!
E' tutto! E' l'essere senza identità che l'interlocutore riveste dei propri sogni, delle proprie paure, dei propri rimorsi.
Quando gli si conferisce un'identità, questo Kasper Hauser "nasce" (da una posizione fetale, con fremiti e scatti corporei, che molti hanno confuso con epilessia... mentre volevano evocare la fatica di diventare reali).

Per Elsa è il fratello salvatore, il fratellino annegato mentre giocava con lei nel lago, l'oggetto di un trauma che l'ha condannata a un'eterna infanzia.
Lei lo riveste di questa identità ma Guth ci fa capire benissimo che così non è: Lohengrin non è Gottfried.
Alla fine del primo atto, Lohengrin è seduto al tavolo del potere, Elsa è seduta al suo fianco, e nella parte opposta si accomoda...il fantasma (mezzo ragazzo-mezzo cigno) del fratello morto.
Elsa si alza e lo fissa atterrita: in fondo in fondo, ha capito. Lo sa anche lei che questo "Kasper Hauser" venuto a salvarla, non è il fratello (il cui spettro continua a ossessionarla).
E' qualcuno senza identità a cui lei ha imposto quella che le faceva più comodo.

Anche per Telramund e Ortrud quel nuovo venuto ha un significato... ma un significato ben diverso.
Loro non vedono in lui (come Elsa) il bambino redivivo... perché - a differenza sua - loro sanno fin troppo bene che Gottfried non potrà più tornare.
E lo sanno perché (nella regia di Guth) è evidente che furono loro a ucciderlo.
Per loro quel "senza nome" è piuttosto l'immagine del giudizio divino, l'incarnazione della punizione, la personificazione del loro rimorso (e questo spiega perchè, nel secondo atto, Lohengrin torna a "nascere" per loro, come era "nato" nell'atto precedente, spettro delle loro angosce).

Ma anche il popolo (in mezzo al quale Lohengrin nasce, e non da una proiezione di Elsa) riveste il suo "Kasper Hauser" dell'identità che preferisce: garante di giustizia, messaggero ultraterreno, pacificatore, "leader" politico.
Il re, alla ricerca di un guerriero, lo vestirà a sua volta di medaglie e altri propri simboli.

E Lohengrin in tutto questo?
Lui non è nessuno; o meglio non è nessuno finché qualcuno non gli conferisce un'identità fittizia, non lo ricopre delle vesti di un'identità altrui. Allora... solo allora Kasper Hauser può esserci.
L'importante è non interrogarsi mai... Non cercare di andare a fondo... Limitarsi all'apparenza.
Perché con la verità, con la resurrezione degli antichi fantasmi (che rivendicano la loro esistenza come il fratellino al finale), Lohengrin è condannato a tornare nel suo "non essere".
Come mi ha fatto notare Irina al telefono (la kaufmaniana doc di Operadisc) l'idea si dilatava all'inverosimile proprio grazie al fatto che Kaufmann ne era il protagonista: ossia il "divo" più inequivocabilmente "divo" del nostro tempo.
Se c'è un emblema umano di questo "rivestimento operato dagli altri", di questo Zelig dell'entertainment culturale, è proprio il rapporto fra il pubblico e la "star", a cui quasi rifiutiamo un'umanità propria, perché la sua immagine conta di più.
Con un altro tenore (non importa se più bravo o meno bravo, ma meno "star") il gioco non sarebbe riuscito altrettanto bene.

L'idea, come dicevo, è bellissima. E la psicanalisi (spettro evocato dai tanti "parolai" del Web) non c'entrava nulla.
Ma in pratica è stata resa con strumenti nei quali non riconosco Claus Guth.
Il gioco di spazi sovrapposti e sincronici si congelava in strutture buie e in simbolismi vecchi. La recitazione (pensate cos'era Schrott nel Don Giovanni o la Netrebko nelle Nozze) ritornava a una gestualità conformista e melodrammatica.
Il tutto lento, pesante, professorale, orrendamente tedesco...
Mi spiace per Guth... ma non è per le sue idee (anche se bellissime, come in questo caso) che lo abbiamo amato.
Ma per la forza moderna e gioiosa del suo teatro.

Sul cast, condivido tutto quello che avete scritto (anche se a me, mi spiace Vit, Pape è piaciuto moltissimo).
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda Riccardo » lun 24 dic 2012, 17:32

In maniera più inconsapevole ho un po' avuto analoghe impressioni su Guth e pure sull'ebbrezza da 7 dicembre che ogni anno sembra travolgere tutti e tutto!
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda Tucidide » mar 25 dic 2012, 21:41

Intervengo velocemente dopo i (moderati) bagordi natalizi per precisare una cosa su questo punto:
MatMarazzi ha scritto:E poi c'è chi crede che il "marketing" nell'opera non funzioni! :)
Basta un po' di polverone mediatico e la corsa a farsi sentire nei bailamme generale diventa ossessiva.
Se però si fa una ricerca sulla trilogia "dapontiana" di Guth a Salisburgo, sull'Ariadne auf Naxos o sul Messiah, sull'Ariane et Barbebleu, sull'Iphigenie, o sul Tristano a Zurigo, sul Parsifal e sul Tannhauser (spettacoli tutti molto più pregnanti e rivelatori del suo talento) ecco che i vari "opinionisti" e "tuttologi" del Web italiano... calano miseramente.
Per certuni di questi titoli... restiamo solo noi! :)
Idem per gli altri interpreti: non dico un Kaufmann o un Baremboim (che la Scala ha reso molto "popolari" anche in Italia), ma persino una Herlitzius, un Pape, una Dash!!!, sono trasformati dal circo del 7 dicembre in ...vicini di casa! Artisti su cui ognuno dice la sua, come se non avesse fatto altro che ascoltarli... :)
A me tutto questo fa piacere! E' la dimostrazione (anche se un po' patetica nelle sue esternazioni) di come sia possibile, con la pubblicistica, agire sull'interesse della gente e rendere l'opera - o per lo meno certi spettacoli - un fenomeno "nazional-popolare".

Io, lo ammetto, ho detto, dico e dirò che il marketing non ha capacità di "influenzare" i gusti del pubblico. Certamente invece la sua efficacia nel suscitare curiosità e stimolare discussioni e interessi è formidabile, e sono il primo a dirlo. :)
Questa regia di Guth me lo conferma: è vero, come dice Mat, che il battage ha fatto sì che moltissimi discutessero di questa regia, mentre altre produzioni erano state ignorate: ma è anche vero che il medesimo battage non ha minimamente fatto piacere Guth più di quel che normalmente sarebbe piaciuto. Prova ne sia che a tanti non è piaciuto. E non c'è pubblicità che tenga.
Un saluto di buon Natale. : Sailor :
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda MatMarazzi » mer 26 dic 2012, 1:27

Tucidide ha scritto:Io, lo ammetto, ho detto, dico e dirò che il marketing non ha capacità di "influenzare" i gusti del pubblico. Certamente invece la sua efficacia nel suscitare curiosità e stimolare discussioni e interessi è formidabile, e sono il primo a dirlo. :)
Questa regia di Guth me lo conferma: è vero, come dice Mat, che il battage ha fatto sì che moltissimi discutessero di questa regia, mentre altre produzioni erano state ignorate: ma è anche vero che il medesimo battage non ha minimamente fatto piacere Guth più di quel che normalmente sarebbe piaciuto. Prova ne sia che a tanti non è piaciuto. E non c'è pubblicità che tenga.


Davvero Tuc? :)
Non c'è pubblicità che tenga?
Be' puoi credermi... il signor Guth durante queste feste brinderà a litri di champagne...
A parte il fatto che lo dici tu che il battage non abbia influito sul gradimento del pubblico: moltissimi lo hanno apprezzato e difeso; c'è una enorme percentuale del pubblico che (giustamente, non è una critica) "pende" dalle opinioni delle autorità!
Non sono quelli che "muggiscono" a teatro o affollano il web, ma in compenso sono quelli che comprano i biglietti (molto di più dei cosiddetti "esperti").
Costoro non vanno all'opera che per partecipare a "eventi culturali"; convincili che una regia è "moderna", "rivoluzionaria", "audace" ecc... ecc... ecc... e loro inneggeranno al regista! :)

Inoltre che Guth sia piaciuto o non piaciuto non è il punto della questione.
Quel che conta è che fino a 3-4 mesi fa il suo nome in Italia era noto a 1/10 dei cosidetti "grandi appassionati"... Fuori da quelli, la percentuale calava a livelli irrilevanti...
Oggi, dopo il polverone del Lohengrin, non c'è piccolo, medio o grande frequentatore d'opera in Italia che non lo conosca.
Se all'operomane delle strada si chiederanno i nomi dei 5 o 6 registi più importanti, è facilissimo che ci metta dentro anche il suo (piaccia o non piaccia).
E come lo conoscono gli appassionati, così ora lo conoscono i direttori di teatro (che a loro volta, fidati, non sapevano manco chi fosse appena un anno fa)... Questi ultimi, quando scorreranno in futuro la lista delle produzioni da noleggiare dai teatri esteri, non si limiteranno a fare "ambarabacicicocò" fra tanti nomi sconosciuti... ma si soffermeranno su ogni spettacolo firmato da lui... sai che colpaccio! Noleggiare una produzione di quello che ha fatto il Lohengrin alla Scala... :)
E faranno bene! Infatti i potenziali acquirenti di biglietti.. quando vedranno il nome di Guth sul cartellone... andranno per certo in biglietteria: e non solo quelli a cui il Lohengrin è piaciuto (e sono tanti), ma anche gli altri...! Lo acquisteranno perché vorranno dire la loro (ancora una volta), perché riterranno che - in bene o in male - una spettacolo di CLAUS GUTH vada visto!!! ...Non fosse altro che per scrivere la propria autorevole opinione su un blog o su un forum! :)

Solo due anni fa tutto questo Guth non se lo sarebbe nemmeno sognato! :)
E te lo dice uno che se due anni fa avesse proposto al suo club un viaggio per una produzione di Guth avrebbe raccolto (come è successo) la "crème", una decina di persone al massimo; se lo proponessi oggi, dopo il Lohengrin, ne raccoglierei cinque volte tanto.
Tu puoi restare nella tua convinzione (a cui ognuno di noi si aggrappa) di essere l'ultimo depositario dei tuoi giudizi e delle tue gerarchie! :)
Ma per me è una pia illusione! :) Se il "marketing" vuole che tu ascolti qualcuno, tu lo ascolterai! :)
E come te lo ascolteranno diverse centinaia di migliaia di persone!
Perché l'arte è un fenomeno sociale, in cui gli individui contano poco.
il "marketing" è il filtro posto fra l'arte in potenza e ciò che i teatri materialmente fanno: è ciò che permette all'una di diventare l'altro.
:)
...Ma e allora, dirai tu, un caso come quello della Olivero?
A parte il fatto che i casi come quelli della Olivero sono obiettivamente pochi (chissà di quante migliaia di artisti, che ti piacerebbero moltissimo, tu non conosci nemmeno il nome), a parte questo dicevo, anche quello della Olivero è un esempio efficacissimo di "marketing": il tam-tam fatto da centinaia di persone che celebravano il suo mito come quello di un'anti-diva esclusa dal "marketing" ...non è altro che un'azzeccata operazione di marketing! :)
E anche in quel caso per centinaia di persone che ne hanno divulgato il "mito", ce ne sono state migliaia e migliaia che vi hanno creduto...e sono andate a sentirla. :) Il marketing è questo...


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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda VGobbi » mer 26 dic 2012, 2:10

Mat, anzitutto grazie mille per il tuo pezzo sulla regia di Guth.

Una cosa non mi capacito e vorrei approfondire ... in cosa ti piace di Pape e della sua interpretazione nel ruolo del Re. Dubbi direi fondati, conoscendo i tuoi gusti in fatto di artisti.
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Re: Lohengrin (Wagner)

Messaggioda Alberich » mer 26 dic 2012, 14:36

Sulla regia non mi esprimo: ho visto lo spettacolo da un posto pessimo, e la regia è estremamente densa. Mi trovo d'accordo con quanto ha scritto Matteo, niente psicanalisi questa volta (anche se dalle posche scene che ho visto in tv era anche possibile confondersi). Devo dire che la Frau mi era piaciuta di più.
Barenboim non era in palla. Nelle sue ultime uscite, almeno, si apprezzava un'orchestazione compatta, senza sbavature. Antica, ma ben confezionata. Tutto questo è mancato, almeno il 18 dicembre. Momenti belli, ovvio, ma direzione che possiamo tranquillamente archiviare tra quelle non riuscite.
Kauffman e la Herlitsius sono mostruosamente bravi. La Harteros, invece, canta molto bene, ma non sembrava molto convinta. Per dire la Dasch dell'inaugurazione ha cantato un primo atto molto, molto più convincente.
Per rispondere a Vittorio, Pape è un re "alla Riddersbusch", che, molto appropriatamente, tralascia di sottolineare troppo l'aspetto regale del personaggio. Si concentra sulle linee vocali e sulla dolcezza (qualche difficoltà a reggere la tessitura, in ogni caso), accompagna la vicenda da fuori. Per me nel Lohengrin re e coro hanno proprio questo ruolo, un accompagnamento che sottolinea le atmosfere e intervalla la vicenda.
Tomasson un disastro. Peccato, semplicemente non ha le note per la parte (ma non era un basso?). Qualche frase centralizzante è azzeccata, ma per il resto è pessimo. La cosa è particolarmente seccante perchè è una parte molto presente (oltre ad essere importante e bella). Per dire, una Ortrud mancata farebbe meno danni.
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