VGobbi ha scritto:- il cofanetto intero, edito da Opus Arte ed acquistato tramite Amazon Italia, l'ho pagato complessivamente 90 eur. Non mi sembra un prezzo eccessivo
Allora, sempre su Amazon: il Ring di Solti, incisione storica in studio, costa Euro 107,26; quello di Karajan, 103,98; quello di Bohm 50,58; Haitink 47,26; Krauss 62,41.
Questi sono alcuni di quelli su CD; in video, invece, ti trovi il Ring di Copenhagen con la Thèorin, la direzione di Schonwandt e la regia di Holten per 87,49; quello storico di Boulez del Centenario per una settantina di euro (da Ricordi, su Internet costa di più); quello di Barenboim-Kupfer l'ho pagato, da Messaggerie in offerta qualche mese fa, una trentina di euro (7 DVD).
Ora, se vogliamo stare a quelli soli in CD, come vedi quelli che costano maggiormente sono Solti e Karajan: è logico, sono incisioni in studio che ancora oggi dettano legge, a prescindere dai gusti personali; ma Bohm te lo porti a casa con poco più di una cinquantina di euro e hai una registrazione storica.
Secondo me, invece, 90 Euro per una registrazione che:

è tutto fuorché storica

è comodamente reperibile in almeno quattro versioni, tutte di ottimo suono, su Internet (e con le alternative degli interpreti)

è un di più per chi ha già tutto, perché non mi sembra una versione da consigliare a un neofita

manca del video
be', Vittorio, a mio modesto avviso è un furto.
Poi, se a te piace, hai fatto benissimo a prendertelo.
Ti ripeto: io la conosco bene perché è quella che mi ha fatto più spesso compagnia in palestra. Ripeto: scaricata da Internet, in almeno 4 versioni diverse, a 0 Euro. Se vuoi, ti posso precisare che quella che mi convince maggiormente è quella del 2006
VGobbi ha scritto:- equazione Thielemann uguale a Barenboim, lo trovo semplicemente blasfemo. Thielemann sta davvero su un altro pianeta, per chiarezza espositiva, per tensione teatrale e per il suo, direi quasi inconfodibile, sound.
Boh!
Per me anche Barenboim è chiarissimo in tutto quello che dice! Anzi, per qualcuno questo potrebbe essere proprio un limite: l'assenza di veri problemi, un certo turgore buono per tutti gli usi, una narrazione comoda e gradevole.
A me ha detto tutto quello che c'era da dire; in questo mi ritrovo un po' nel ragionamento di Matteo. Come dicevo prima, Maugham sostiene invece che questa "regolarità" è particolarmente comoda quando devi far debuttare un cantante in una parte impegnativa, per esempio la Stemme in Brunnhilde o Kowaljow come Wotan. Devo dire che un discorso del genere ha le sue porche ragioni.
La Walkiria del 7 dicembre potrà essere stata tante cose, ma non si può dire che non sia stata "chiara" nel suo dipanarsi.
Thielemann a me sembra molto simile, ma questo non è necessariamente un male: può andarmi bene. Certo che se devo cercare un Wagner diverso, ancora oggi probabilmente vado a riascoltarmi Clemens Krauss del 1953, tra l'altro recentemente ristampato usando le matrici originali della radio bavarese con notevole miglioramento del suono.
In che cosa ti sembra inconfondibile il sound di Thielemann rispetto - per dire - proprio a Barenboim?
A me sembrano due splendidi direttori, che prendono la materia e la raccontano in modo molto limpido.
Oltre a tutto, nel caso di Thielemann mi manca il supporto dello spettacolo, che invece ho con Barenboim; per me è un aspetto importante, perché mi fa vedere la fusione della musica con il dipanarsi della narrazione sul palcoscenico.
VGobbi ha scritto:- sul fatto che il Wagner di Thielemann sia rassicurante, quasi semplicistico, mi sembra un'affermazione affrettata. O meglio, vorrei capire cosa intendi per "lettura rassicurante".
Dipende da quello che cerchi, Vittorio.
Se ti serve qualcosa di
pret-à-porter, Thielemann va benissimo. Potrei indicarti anche Bohm, che tra l'altro ha un cast nettamente superiore in tutte le parti. Oppure Barenboim 1991.
Se cerchi il Dramma Esistenziale, probabilmente devi rivolgerti a Karajan.
Se cerchi il caposaldo della Grande Smitizzazione, devi tornare a Krauss (tra l'altro, forse la migliore prova della Varnay). Se cerchi l'evoluzione della Demolizione del Mito, non puoi prescindere da Boulez.
Tutte queste per me sono letture più difficili e problematiche
VGobbi ha scritto:L'unica cosa che concordo, e' sulla Brunhilde della Watson. Non fa danni gravi, ma non mi sembra un'aquila, tenendo conto che contestavate la prova della Stemme.
Rileggi quello che abbiamo scritto, Vittorio: non contestavamo la prova della Stemme in quanto tale, ma in quanto Brunnhilde.
Stiamo pur sempre parlando della più grande Isolde dei nostri tempi.
Se quella testa di pera che risponde al nome di Matteo Marazzi avesse continuato il suo ciclo di articoli sulle grandi interpreti di Isolde, forse non mi avresti fatto quest'osservazione; però già con quello che aveva scritto potresti aver la chiave di lettura del nostro pensiero in tema.
Noi pensiamo, non diversamente da Cosima, che chi è grande interprete di Isolde difficilmente lo sarà anche di Brunnhilde.
Il discorso gira intorno a quest'assunto.
Poi, se l'alternativa è la Schnaut, o la Eaglen, o la Watson, allora mi tengo la Stemme tutta la vita