Capisco il tuo punto di vista e, in buona parte, lo condivido. Mi sembra di capire che tu sia a favore di una relativizzazione dei concetti di arte e bellezza.
Probabilmente è vero, anche in una prospettiva temporale: come hai sottolineato tu, oggi consideriamo arte quello che in passato era considerato artigianato.
Tuttavia, se volessimo affrontare la cosa in una prospettiva "scientifica", è comunque vero che - come scrivevo - in una determinata popolazione esistono delle reazioni piuttosto "condivise" e "comuni" ad un determinato prodotto "artistico" (comunque lo si voglia definire). Sono certo che se studiassimo in termini di distribuzione di frequenza la reazione di giudizio ad una determinata espressione artistica in una data popolazione otterremmo qualcosa di molto simile ad una distribuzione "normale". Ossia, la maggior parte dei soggetti che costituiscono una determinata popolazione sarebbe concorde nel giudicare in un certo modo un dato prodotto "artistico". Come accennavo, probabilmente la stragrande maggioranza degli occidentali sarebbe concorde nel giudicare una tonalità di do maggiore come associata ad espressioni positive, di apertura, di estroversione, di luminosità, mentre una tonalità di re minore sarebbe associata a sensazioni di ripiegamento, introversione, cupezza. Naturalmente questo può variare sia in relazione a coordinate temporali (è possibile che un antico avesse reazioni diverse a queste tonalità) sia a coordinate geografiche (ad es. la reazione potrebbe essere radicalmente diversa in un indonesiano culturalmente esposto al sistema tonale pentatonico). Il colore bianco, in occidente simbolo di purezza e candore, è in oriente simbolo di morte. La donna grassa e cellulitica era l'emblema di bellezza per la società di Rubens (in cui la maggior parte della gente moriva di fame, e l' essere obesi era simbolo di benessere); oggi - nell'era del benessere - è emblema di bellezza la donna magra, atletica e slanciata

. Ciò non toglie che vi siano alcuni aspetti della concezione di “bellezza femminile” comuni a diverse epoche e paesi. Mai, in nessun tempo e in nessun contesto, la donna vecchia o malata è mai stato emblema di bellezza. In epoche diverse e in contesti geografici diversi (dai primi manufatti paleolitici, alle ampie gonne con guardinfante del Settecento, alla “vita di vespa” delle maggiorate degli anni Cinquanta del Novecento, alla biancheria intima più estrema e ai tanga invisibili…

) da sempre, si è valorizzato una ben precisa parte del corpo femminile (chiare le implicazioni biologiche legate alla riproduzione)… Quindi a mio parere esistono degli aspetti (talora difficili da identificare sotto le macroscopiche differenze culturali) legati alla percezione e al giudizio estetico che in qualche modo sono connaturati al nostro essere esseri umani. Esistono certamente delle differenze, ma esistono anche delle similitudini, delle “costanti estetiche” (costanti nello spazio e nel tempo) a livello di umanità, intesa nel senso più ampio. Poi vi sono delle “costanti estetiche” dalla valenza più relativa. Nell’antica Cina le donne arrivavano ad indossare delle calzature che rimpicciolivano il piede, perché un piede piccolo era segno di bellezza. Ora, una donna con un piedone con dimensioni da pinne da sub non è emblema di bellezza neppure in Occidente

(ricordate il piedino della Cenerentola di Perrault?), ma proveremmo orrore nel vedere una donna dai piedini deformati (che i Cinesi dell’Ottocento invece consideravano come il massimo della bellezza!).
Ciò non toglie che, all'interno di un determinato contesto di riferimento culturale, storico, sociale, geografico (e forse anche biologico), un determinato colore o suono o espressione artistica sia interpretato e percepito in modo simile.
Quindi concordo che un relativismo nella valutazione di concetti in fondo astratti come "bellezza" o "arte" si condivisibile. Tuttavia non penso che il relativismo debba essere assoluto, ma penso che esista - in una determinato contesto socio-culturale-geografico-biologico - un "minimo comune" sulla base del quale definire, in termini più o meno assoluti e validi per quel dato contesto, cosa sia "arte" e cosa sia "bellezza".
DM