Caro Bertarido,
anche io sono felicissimo del tuo ingresso nella nostra piccola comunità.
Grazie infinite delle belle cose che dici di noi!

E grazie dello stimolantissimo post con cui ti presenti.
Io sulla Jones, ad essere sincero, la penso un po' come Pietro.
Ossia credo che la sensazione di sgradevolezza vocale (i centri e i gravi, il cosidetto ballamento) che hai tratto nei tuoi ascolti fossero anche se non soprattutto un'istintiva perplessità per un modo di usare la voce diverso da come allora si riteneva, in Italia, giusto.
Oggi abbiamo orecchie più "elastiche" perché la comunicazione globale ci permette di fruire contemporaneamente delle scuole vocali e tecniche più disparate. Ma negli anni '70 l'Italia era veramente isolata... fuori dal mondo.
Suoni che altrove erano ritenuti lecitissimi, da noi potevano sembrare sospetti, tanto da essere forse troppo frettolosamente etichettati come "problemi vocali" o "usura".
In particolare quello che chiami "ballamento" era per me attentamente costruito dalla Jones: era un effetto tecnicamente perseguito e consapevolmente realizzato. Non era come quello della Callas...
Si può dire che non ci piace, ma (almeno per me) non che fosse frutto di usura o di perdita di controllo. Lo dimostra il fatto che quel famoso ballamento faceva impazzire i pubblici di tutto il mondo (Italia esclusa ovviamente), presso i quali la Jones continuò a impazzare per tutti gli anni '90 (quando davvero il declino era subentrato).
Per quanto riguarda Celletti e il Cellettismo, approfitto della tua simpatica presentazione, per specificare che anche io sono un cellettiano, immodestamente direi un "vero" cellettiano.
Ho sempre trovato e trovo in lui una delle voci più intelligenti, originali, documentate (almeno sul fronte del repertorio che gli interessava). Laddove era documentato (ossia esclusivamente in ambito belcantista) era capace di punti di vista talmente nuovi da scardinare le posizioni più irrigidite.
Ho poi sempre amato follemente la sua scrittura, secca e penetrante, ricca di ironia e capace di sintesi formidabili.
Infine ho sempre avuto - pur non conoscendolo personalmente - una simpatia vivissima anche umana, simpatia che non ho provato per altri famosi critici italiani.
Quanto alla sua capacità di uscire da cori e capitoli e mettere in discussione le altrui certezze (quella capacità che i suoi idolatri hanno totalmente smarrito) è la prova di una grande mente.
Quindi non temere: è a Cellettiani come te che ti rivolgi su Operadisc.
Ammirare Celletti significa conoscerlo e per conoscerlo non basta recitare a memoria ciò che scrisse, come fosse un breviario, ma occorre essere capaci di storicizzarlo, confrontarlo alle altre tradizioni critiche, inserire il suo contributo in una temperie storica e culturale ben precisa, separare ciò che è originale, è documentato, è razionale da ciò che non lo è, distinguere fra una sparata garibaldina tanto per far quadrare il cerchio e una rivoluzionaria analisi storica.
E' anche una questione di pigrizia, temo.
E' meno faticoso recitare un "credo" che sottoporre al vaglio del giudizio tutto ciò che (di esaltante e di stupido) il grande Celletti può aver scritto.
Bertarido ha scritto:PS sono fresco di ascolto del concerto della Bartoli-Barnum e della Norma di Santa Cecilia: qualcuno li ha visti?, sarebbe interessante parlarne un pò
Be' intanto dicci la tua!!!
...E spero che presto intervenga anche la super-esperta di Kunde del nostro forum.

salutoni,
Mat