Una riflessione - Dedicato a Orchestra Teatro alla Scala

Ho letto oggi il seguente scritto di Massimo Gramellini. Ho pensato di dedicarlo all’Orchestra del Teatro Alla Scala (speciale riferimento sezione ottoni, ma va bene in generale)
Da La Stampa – “Buongiorno” mercoledì 25 aprile
Torino, semaforo di Largo Orbassano. Scatta il rosso e un giocoliere invade l’asfalto per dare spettacolo ai motorizzati in attesa. Purtroppo non è giornata: una clavetta cade a terra e anche il cappellino, invece di roteare diligentemente lungo la schiena, preferisce andarsene altrove. Lo sguardo avvilito, il giocoliere si piega a raccattare gli attrezzi del mestiere. Un uomo su una moto sta per allungargli la moneta d’ordinanza, ma lui sorride e scuote la testa. “No, grazie. Troppo errore” spiega in un italiano stentato. E anziché fare la questua fra le auto in coda, si rifugia sull’aiuola accanto al semaforo per ESERCITARSI.
Riassumendo: il giocoliere ha rinunciato al compenso perché ha ritenuto la propria prestazione inadeguata, era visibilmente imbarazzato per la figuraccia e invece di sedersi ad aspettare il rosso successivo, magari prendendosela con la sfortuna, ha preferito utilizzare quei pochi secondi di pausa per ALLENARSI. Ciascuno pensi al proprio ambiente di lavoro e faccia i paragoni che crede. A me basta dare un’occhiata allo specchio per avvertire, al confronto, un pizzico di disagio. L’amico che mi ha raccontato la storia vorrebbe far ottenere al giocoliere di Largo Orbassano la nomina a senatore a vita, con successiva e sollecita ascesa alla Presidenza del Consiglio. Perché la sensazione – la sensazione del mio amico, s’intende – è che in momenti come quelli che stiamo vivendo non servano degli esperti, ma dei caratteri.
Massimo Gramellini
Cordiali saluti,
Marco Vizzardelli
Da La Stampa – “Buongiorno” mercoledì 25 aprile
Torino, semaforo di Largo Orbassano. Scatta il rosso e un giocoliere invade l’asfalto per dare spettacolo ai motorizzati in attesa. Purtroppo non è giornata: una clavetta cade a terra e anche il cappellino, invece di roteare diligentemente lungo la schiena, preferisce andarsene altrove. Lo sguardo avvilito, il giocoliere si piega a raccattare gli attrezzi del mestiere. Un uomo su una moto sta per allungargli la moneta d’ordinanza, ma lui sorride e scuote la testa. “No, grazie. Troppo errore” spiega in un italiano stentato. E anziché fare la questua fra le auto in coda, si rifugia sull’aiuola accanto al semaforo per ESERCITARSI.
Riassumendo: il giocoliere ha rinunciato al compenso perché ha ritenuto la propria prestazione inadeguata, era visibilmente imbarazzato per la figuraccia e invece di sedersi ad aspettare il rosso successivo, magari prendendosela con la sfortuna, ha preferito utilizzare quei pochi secondi di pausa per ALLENARSI. Ciascuno pensi al proprio ambiente di lavoro e faccia i paragoni che crede. A me basta dare un’occhiata allo specchio per avvertire, al confronto, un pizzico di disagio. L’amico che mi ha raccontato la storia vorrebbe far ottenere al giocoliere di Largo Orbassano la nomina a senatore a vita, con successiva e sollecita ascesa alla Presidenza del Consiglio. Perché la sensazione – la sensazione del mio amico, s’intende – è che in momenti come quelli che stiamo vivendo non servano degli esperti, ma dei caratteri.
Massimo Gramellini
Cordiali saluti,
Marco Vizzardelli