Alcuni pensieri sparsi sul Trovatore monacense visto ieri sera su internet:
1. noi qui ci si scanna sulla grandezza di Bonynge o Karajan. Come dovremmo giudicare la prestazione di Carignani?
2. possibile, nel 2013, dare un Trovatore mutilato dai tagli come questo? Nemeno nella provincia più sperduta del dopoguerra... Bel modo di celebrare il bicentenario!
3. Kaufmann è stato il "meno peggio"

. La domanda di fondo però resta: perché affidare un'opera vocalista come questa ad un cast di declamatori che invece avrebbero fatto un ottimo Wagner?
4. sulla regia:
A proposito de Il Trovatore, Py scrive:
ma se si considera Il Trovatore come un poema surrealista che entra nell'oscurità dell'inconscio, allora l'opera è unica e geniale: la più grande opera edipica mai scritta (tratto da un'intervista pubblicata su "L'Avant-scene opéra" di questo mese e dedicato all'opera di Olivier Py)
Ora, in sé, l'idea del trovatore come opera surreale ed edipica non è né buona né cattiva. Tutto sta nel vedere come viene realizzata.
E a mio parere questa idea viene realizzata (e parlo dal punto di vista strettamente "tecnico") in modo estremamente confuso, incoerente, inconcludente.
Alcune idee buone non mancano: quella corda rossa che ritorna in diverse situazioni, sorta di cordone ombelicale che lega il presente al passato, vincolo di un legame affettivo "insano" tra Manrico ed Azucena (il duetto tra i due al secondo atto è il momento più riuscito dello spettacolo), ma anche tra Manrico e Leonora (peccato che nel finale si intuisca solo per un attimo l'idea di un Manrico attratto da Leonora perché "figura materna").
Py però pecca per eccesso, e complica lo spettacolo con un horror vacui in cui mescola di tutto: zombie, cimiteri, carovane zigane, giochi di prestigio, animali antropomorfi, locomotive, croci più o meno grandi, bambole di plastica...
Il troppo stroppia. E di troppo, in questo spettacolo, se ne è visto decisamente troppo.
DM