Ilaria ha scritto: Tutte le donne dei dintorni di Mosca lo sarebbero state rispetto a tale inconcludente
Cheers,
Ilaria
La discussione è sempre più interessante.
Perchè Onegin è "inconcludente"?.
Certo, noi stiamo dalla parte di Tatjana. La musica sta dalle parte di Tatjana. Ciaikovski è Tatjana. Nel testo in poesia Puskin dà molto più risalto alla figura del protagonista, nell'opera invece Ciaikovski si focalizza sul personaggio femminile, per lui il vero fulcro della vicenda. Il disinganno e il crollo delle illusioni, il doloroso passaggio dall'adolescenza alla maturità, insomma, tutte queste cose, possiamo dire, palpitano con la musica e nella musica.
Di conseguenza si tende ad incolpare il povero Onegin di brutalità, di indifferenza, di cinismo. E nove allestimenti su dieci seguono questa strada.
Insomma, Onegin passa per stronzo.

E si merita il castigo del rifiuto. Una sorta di dissoluto punito... ben gli sta!
Io la vedo un po' diversamente.
Onegin arriva da Pietroburgo in mezzo al nulla. Quella fetta di paradiso terrestre che gli ha decantato Lenski è per lui l'ultimo degli orrori. Anzi, la madre di tutti gli orrori.

Marmellate, contadini canterini che puzzano di terra e letame, sconfinati campi di cereali, donne vestite come viene, conversazioni rozze, vecchie nutrici sentenziose... in mezzo a tutto questo Tatjana e Olga.
Onegin è un astuto e scafato conoscitore delle persone; Puskin dice che a Pietroburgo frequenta la crema della società dove lo considerano eccentrico ma divertente. A lui basta un'occhiata ed ha già fatto la radiografia al simpatico gruppetto della Valle degli orti.
Se Tatjana continua per quella strada e in quell'ambiente diventerà come sua madre, la Larina che considera "l'abitudine come un dono dal cielo che ci è stato dato per rimpiazzare la felicità."
Diventerà una corpulenta signora che "si agitava leggendo i romanzi" e poi crescendo "ha scoperto che nella vita gli eroi non esistono, e per questo ora è più tranquilla".
Onegin ha l'occhio lungo, quando non lunghissimo.
Non sono ancora finite le presentazioni che ha già inquadrato la situazione.
"Lenski, tu sei innamorato della minore? Uhm... conoscendoti io avrei preso la più grande se fossi stato un poeta come te".
Lucidissimo. Ironico. Un po' feroce.
Molto feroce.
Senza peli sulla lingua dice a Lenski
"Nei lineamenti di Olga non c’è vita,
proprio come in una Madonna di Van Dyck:
il suo viso è grazioso e rotondo"
Caspita! Ti presento la donna di cui sono innamorato e la prima cosa che mi dici è che è un cosino grazioso ma dall'aria ebete.
Lenski -che conosce l'amico- ribatte:
"Capisco quello che dici. Io e te siamo opposti in tutto e quindi anche nel valutare le donne che frequentiamo".
Onegin insiste ed è tagliente come un bisturi. Mi stupisco che Lenski non gli tiri una sberla.
"Vai pure avanti. Ha una faccia da ebete (una stupida luna) in questo ambiente di ebeti (in questo stupido cielo). Io avrei scelto l'altra."
E' sincero. Forse inopportuno, forse un piantagrane ma sincero. Ha in pugno la situazione.
Si apparta con Tatjana.
Ne subisce, per certi aspetti, il fascino. Capisce che in lei c'è una sofferenza, una voglia di scappare, un desiderio a guardare oltre la collina. In Olga no, lei sta benissimo dov'è, vive il presente, per Onegin non merita nemmeno un po' di considerazione.
Tatjana è diversa.
Anche qui Onegin lavora di machete.
"Come fate a vivere in questo posto?" "Leggo molto" "D'accordo, ma non potete leggere sempre. Bisogna vivere". "Sogno. Fin da bambina ho sognato". "Vi capisco. anch'io ero come voi".
E Tatjana è brasata.
L'uomo diverso da tutti quelli che conosce, l'uomo che la può togliere da lì è arrivato.
La scena della lettera la conoscete tutti.
Per lei Onegin è l'uomo del destino.
Ma la lettera di Tatjana non è una lettera d'amore per Onegin!
E' una lettera d'amore per l'amore.
E' una lettera di chi ha scoperto l'innamoramento.
So che può essere difficile da capire..., ma Tatjana non dice di amare Onegin.
Tatjana in primo luogo dichiara la propria sorpresa per aver scoperto una parte di sè.
Qualcuno ha toccato un tasto che lei per prima pensava esistesse solo nei libri.
Non importa chi ha spinto quel tasto, o meglio quello che importa è lo stupore per questo mondo che le si è spalancato davanti.
L'amato è nelle preghiere, nell'aiutare i poveri, nel cuscino...
Si, ma... è reale?
Più che una lettera d'amore è una lettera di gratitudine.
E Onegin sa leggere benissimo tra le righe.
Alla lettura di questa lettera quale dovrebbe essere la reazione di Onegin?
Capire che Tatjana è degnissima?
Innamorarsi anche lui?
Scrivere anche lui un'altra lettera?
Si incontrano e già dalle prime battute capiamo che Tatjana ha capito ben poco.
E' tormentata e teme che "il suo fatale seduttore riderà di lei".
Ma Onegin non ha fatto proprio niente per sedurla. Anzi, le ha detta in faccia che la compatisce.
La risposta di Onegin è molto equilibrata.
Altro che cinico e dandy e snob...
"Non negatelo. Avete scritto voi questa lettera. Ho letto la vostra confessione e la dichiarazione del vostro amore. Apprezzo il vostro candore che ha risvegliato in me dei sentimenti che avevo messo da parte. Non voglio farvi illusioni. Franchezza per franchezza: ascoltate come la penso".
Tatjana ovviamente si raggela.
Ma il discorso di Onegin non fa una grinza. Non è inconcludente. Conclude benissimo.
"Tu sei stata diretta con me e io lo sarò con te."
Cosa le dice?
In pratica un misto di lusinga e di verità.
"Io non ti merito. Se volessi dei figli e una vita tranquilla sceglierei te come moglie ma non ne voglio. Mi conosco, l'abitudine distruggerebbe in breve il nostro amore." In mezzo a questa tirata uno squarcio degno di Marie Therèse: "Non ritornano i sogni come non ritornano gli anni, e non rinascerà la mia anima". Conclude, in questo caso si, in maniera un po' fastidiosa, facendo a Tatjana una lezioncina di comportamento. "le ragazzine come voi sono volubili. Attenta con le parole. Non sempre troverete persone come me."
E Tatjana questa se la lega al dito. E gliela tira in faccia nell'ultimo atto.
Onegin è sgradevole, sentenzioso, però è sincero. E soprattutto -scopriamo nel proseguio della vicenda- molto discreto. Non parlerà mai a nessuno di questa lettera che -altrettanto discretamente- restituisce.
Fino a qui, almeno per me , niente da dire.
Poi, nel resto dell'opera, ovviamente salta fuori il lato "spinoso" del personaggio che non nego esista.
Nella scena del ballo Onegin è dispettoso nel fare il civettone con Olga.
Ma la reazione di Lenski è del tutto sproporzionata. Tra l'altro Onegin l'aveva disprezzata.
O meglio, non lo è se guardiamo il vero motivo.
Lenski non è stupido e nei discorsi dell'amico legge il suo fallimento.
Ovvero quello di essere nient'altro che un poeta di campagna, un tenerone sentimentale con una sua credibilità e una sua autorevolezza tra i villici, ma assolutamente fuori luogo in una grande città. Vedendo Olga civettare (innocentemente) con Onegin gli cade improvvisamente il velo dagli occhi. Vede Olga per quel che è, il suo mondo per quel che è, la campagna per quel che è... così , all'improvviso.
Prima Tatjana poi Lenski. Onegin è davvero -senza dubbio in maniera inconsapevole- l'uomo del destino sia per Tatjana che per Lenski.
Lenski non può che odiare quell'impietosa cartina al tornasole che è Onegin. E, infantilmente, si sente ferito e lo sfida a duello.
Ma Onegin è solo un motore.
Sia Lenski che Tatjana hanno già dentro di sé il germe della morte.
Lenski gettandosi consapevolmente su una pistola e Tatjana raggelando i sentimenti in un matrimonio senza amore. Morti tutti e due.
Ma Onegin non ha colpa.
A meno che non si consideri una colpa aver fatto innamorare di sé un'adolescente e aver fatto un dispetto a un amico geloso e infantile.
Scusate il lenzuolo.
WSM